Il Tirreno

Livorno

«Mascherine non certificate nel reparto Covid», maxi sequestro all'ospedale di Livorno: un indagato

Stefano Taglione
«Mascherine non certificate nel reparto Covid», maxi sequestro all'ospedale di Livorno: un indagato

Oltre 31mila protezioni consegnate attraverso la Regione. Ma sarebbero state consegnate anche in altri presidi.  L’azienda che le ha importate si difende: «Sono di qualità»

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LIVORNO. Secondo la guardia di finanza quelle erano «mascherine false Ffp2» . Ma nel pieno della pandemia, quindi lo scorso marzo, secondo l’accusa sarebbero state vendute alla Regione e quindi usate anche dal personale sanitario dell’ospedale di Livorno, all’interno del pronto soccorso come nei reparti Covid. Per questo motivo, dopo la segnalazione di un medico labronico, le Fiamme gialle provinciali (guidate dal colonnello Gaetano Cutarelli) ne hanno sequestrate 31.924 in viale Alfieri e poco di più (in tutto 64mila) nei depositi dell’azienda che le ha importate, il gruppo Cisa di Lucca, che a sua volta le aveva acquistate da un’azienda cinese, ma ritiene comunque che fossero di ottima qualità, quella dichiarata, ovvero “Ffp2”.

Per questo motivo una persona (si tratta di un settantenne nato a Monte San Savino, in provincia di Arezzo, legale rappresentante dell’azienda) è stata indagata per i reati di frode nell’esercizio del commercio e frode nelle pubbliche forniture. Stando alla ricostruzione dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Livorno, diretti dal tenente colonnello Peppino Abbruzzese, i dispositivi di protezione individuali sarebbero arrivati a Livorno, e in altri ospedali della Toscana, dopo l’acquisto da parte di Estar, la centrale unica degli acquisti regionali. Siamo a marzo di quest’anno, quando le mascherine erano introvabili e nel mondo era scattata la corsa per acquistarle.La Cisa Production di Lucca, attraverso i suoi canali cinesi, riesce a trovarle. Le fa arrivare all’aeroporto di Malpensa e le sdogana, esibendo la fattura di acquisto di Estar (e di altre realtà italiane, case di cura, Rsa e farmacie) ed evitando quindi che vengano requisite dalla protezione civile, visto che dimostra che sono state comprate proprio per il personale sanitario.

Ma secondo l’accusa se le fa certificare come “Ffp2” da una multinazionale polacca che non avrebbe i requisiti per farlo, nonostante la stessa Cisa sottolinei come siano prodotti di assoluta qualità. «Sappiamo di aver operato sempre con prodotti di qualità e con il massimo rispetto per il ruolo che questa azienda ricopre da oltre 70 anni nel controllo delle infezioni, soprattutto in ambito ospedaliero – spiega l’amministratore delegato di Cisa Production, Antonio Veronesi – Come molti altri oper atori anche a noi, per un carico di merce, è capitato in mano nel pieno dell’emergenza, un certificato Ce fornito da un ente notificato vero e genuino, autorizzato».

Ma non è così per la guardia di finanza, che spiega come il responsabile dell’azienda «ponendo potenzialmente a repentaglio la salute del personale sanitario e dei consumatori in un momento di crisi pandemica come quello attuale, è stato denunciato all’autorità giudiziaria per frode nelle forniture pubbliche nonché frode in commercio, realizzate con l’utilizzo di documenti non idonei alla certificazione le cui condotte peraltro risultano aggravate per effetto di vendite di articoli per la tutela della salute illegittime e in condizioni di emergenza sanitaria». L’indagato non è Veronesi, ma un settantenne di Monte San Savino (Arezzo), il legale rappresentante. L’azienda, nel prosieguo delle indagine, non esclude la possibilità di rivalersi contro l’ente di certificazione polacco.

Nessun funzionario pubblico risulta coinvolto nell’indagine delle fiamme gialle, visto che dagli accertamenti svolti dalla procura in quelle settimane così difficili l’Estar (e anche l’Asl Toscana sud-est che ha acquistato i “dpi” per gli ospedali di Arezzo, Grosseto e Siena) aveva l’unico obiettivo di proteggere medici, infermieri e tutto il personale sanitario, motivo per il quale in presenza di una certificazione del genere non poteva far altro che dare seguito all’acquisto.

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