Il Tirreno

Livorno

L’assessore fa i conti col teatro Goldoni: «Nessuno spreco di soldi, vi spiego perché»

Simone Lenzi *
L’assessore fa i conti col teatro Goldoni: «Nessuno spreco di soldi, vi spiego perché»

La replica di Simone Lenzi al segretario di Azione. E su Leone a Scenari di Quartiere: risponderà sul bilancio  

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LIVORNO. Rispondiamo alla lettera del segretario di Azione Livorno, con la promessa che sarà questa l’ultima volta che torniamo sulla questione stucchevole delle nomine del Goldoni. Lo facciamo per correggere alcune gravi inesattezze di calcolo che, da parte di un calendiano che si sente parte di quell’Italia che “lavora, produce, studia e fatica”, non ci saremmo aspettati. Al netto del lavoro e della fatica (dei quali ciascuno testimonia il frutto con i fatti), limitiamoci allo studio (dell’aritmetica): il precedente assetto apicale della Fondazione prevedeva un Direttore Generale e un Direttore per la Lirica, il cui costo complessivo quotava 88.000 euro (68. 000 + 20.000). L’attuale assetto prevede un Direttore Amministrativo e un Direttore Artistico che quotano 90. 000 euro (50. 000 + 40. 000). Questo è il confronto, questo è quanto.

Nel totale di questo computo, ovviamente, non può essere incluso il Direttore del Mascagni, che quota 20. 000 euro, e questo perché il Mascagni Festival c’è da quest’anno e non c’era gli anni scorsi. Dal che si desume soltanto che fare le cose ha un costo, qui, fuori di qui e all’estero: ovunque si facciano delle cose, le cose che si fanno hanno un costo.

Quanto ai benefici del farle, invece, crediamo vadano esattamente in quella direzione molto poco municipalistica e di apertura al mondo del quale il segretario di Azione ci reputa tuttavia incapaci. Lo rassereniamo dunque ricordandogli che Livorno non godeva di tanta visibilità, in Italia e fuori dai confini nazionali, da molti, troppi anni, e che se questa tendenza ha finalmente cominciato a invertirsi crediamo lo si debba ad alcune scelte coraggiose di politica culturale che ci vengono peraltro riconosciute dalla città.

Quanto infine al fatto che Marco Leone resti a dirigere Scenari di Quartiere, significa soltanto che neanche Scenari di Quartiere veniva fatto gratis negli scorsi anni: persino nel mondo quattro punto zero il lavoro si paga. La vera differenza è semmai che, da quest’anno, Scenari di Quartiere diventa, al pari del Mascagnano, un dipartimento di Fondazione Goldoni, cui corrisponde uno specifico capitolo di bilancio.

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Se invece la questione che ci viene posta è di carattere politico, ovvero perché mai Marco Leone, che era espressione diretta (senza bandi, per capirci) della precedente amministrazione, resti ad avere un ruolo in Fondazione Goldoni, la risposta non può che essere altrettanto politica: proprio al contrario dell’Amministrazione precedente che invocava azioni di disinfestazione nei luoghi in cui si erano tenute le Feste dell’Unità, questa Amministrazione ritiene che un cambio di governo non comporti ogni volta la palingenesi del mondo, ma, più semplicemente, un cambio di rotta che, per quanto deciso, può darsi davvero soltanto se si tengono saldi alcuni elementari principi di continuità amministrativa. Primo fra tutti quello di non punire, sulla base della mera aderenza politica, chi ha svolto bene il proprio lavoro. Del pari, e per gli stessi motivi, nessuno taglierà i Laboratori della Fondazione Goldoni. Sono invece in corso confronti per una rimodulazione e ottimizzazione degli investimenti proprio al fine di garantirne la continuità. Tanto dovevamo.

*Assessore alla Cultura  Comune di Livorno
 

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