Gioco
Mascagni Festival, il direttore Marco Voleri: «La città lo voleva da anni, è stata una festa»
Tutto esaurito per ogni evento, un pubblico eterogeneo e la gioia, per i livornesi, di veder celebrato il loro compositore
LIVORNO.Per Marco Voleri, direttore del Mascagni Festival, prima edizione anzi numero zero, nel senso che la manifestazione potrà solo crescere, il grande successo di questo debutto è stata una meravigliosa sorpresa ma sorpresa fino a un certo punto.
Il “Mascagni Festival” si è chiuso sabato scorso con un ennesimo “sold out”. Cosa ha la lirica e Mascagni di così forte ed attuale da attrarre il pubblico di oggi?
«Credo che questo festival si attendesse da anni, in città e non solo. Lo ripeto da anni come un mantra, Livorno merita un festival dedicato a Mascagni. Il pubblico lo ha confermato. Con la voglia di partecipare alla puntata zero di un evento che ha una interessante prospettiva di crescita, oltre che dalla curiosità di scoprire cosa era stato preparato per questa edizione iniziale. La cornice della terrazza Mascagni poi ha donato una nuova prospettiva ai livornesi.».
Il Festival ha avuto il patrocinio del Comitato Pietro Mascagni, quello diretto dai suoi eredi diretti ed è stato subito accreditato da “Italia Festival”. Riconoscimenti scontati?
«Tutt’altro che scontati. Con il Comitato Promotore Mascagni sono stati avviati i contatti mesi fa. È stato un lungo periodo di conoscenza, riflessioni e condivisione, in particolare col direttore artistico del comitato Guia Farinelli Mascagni. Sono profondamente grato di una lettera inviatami personalmente nei giorni scorsi, c’è un passo che per me è il fulcro del lavoro che va fatto: “siamo commossi del fatto che finalmente la città natale del nostro avo si sia ricordata veramente di uno dei suoi figli più illustri”. Anche il percorso di accreditamento riferito ad “Italia Festival” è stato impegnativo. Ringrazio pubblicamente il presidente Perrotta per averci accolto in questo importante circuito.».
Sicuramente sta già lavorando alla nuova edizione.
«Certo. C’è moltissimo da fare. Le novità per il 2021? Posso anticipare l’intenzione di istituire un concorso lirico internazionale per voci mascagnane e quella di creare una accademia di alto perfezionamento in repertorio mascagnano, per produrre in ogni anno di festival un titolo “accademia”».
Ha niente da rimproverarsi, qualcosa che non ha funzionato come si aspettava? «La mattina dopo il Mascagni Gala, mentre ricevevo centinaia di messaggi e mail pieni di euforia e complimenti, ho scritto a mano due pagine di cose che secondo me potevano esser fatte meglio. Chi mi conosce lo sa: ho il difetto di non essere mai contento».
Forse una caratura “poco internazionale”?
«Credo che con il poco tempo a disposizione avuto, con tutte le restrizioni per il covid, e senza aver avuto il tempo per una adeguata ricerca degli sponsor, abbiamo fatto il possibile. Anzi, ci tengo a ringraziare pubblicamente chi ci ha sostenuto ed ha creduto in un progetto che all’inizio poteva sembrare visionario. Un ringraziamento particolare va anche ad Immersiva per il grande lavoro svolto ».
Il Galà Mascagnano è stata serata di grande fascino, con artisti importanti: proseguirà su questa linea o il Festival punta a una vera e propria produzione lirica al pari di altri importanti festival lirici nazionali?
«Il gala di quest’anno (nella foto in alto di Dario Marzi un’immagine della serata) rispecchia lo standard qualitativo che intendo dare al festival. È chiaro che un festival denominato Mascagni non può prescindere dalla produzione lirica, cosa che avviene in Italia e nel mondo in analoghi festival di genere. Quindi sì, l’obiettivo è creare un festival il cui cartellone comprenda anche produzioni liriche». —
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