Gioco
Giani dalla Madonna di Montenero per la prima uscita da presidente: «Da questa terrazza vedo la Livorno che sarà»
Il neo governatore della Toscana al santuario: «Qui rappresentati tutti i comuni toscani». E su futuro della città promette: «Il mio impegno per Darsena Europa e infrastrutture»
LIVORNO. Ha scelto Livorno, ha scelto un simbolo: il santuario di Montenero. La prima da presidente di Eugenio Giani è nel luogo dove sacralità e laicità si mescolano nel segno della Vergine Maria, quella che il priore Luca Giustarini chiama la “virgo prudens”, consigliando al neoletto capo della Regione quella “prudenza come virtù” che è viatico del buon governo. E chissà cosa deve aver pensato in quel momento Eugenio, o “il Giani” come lo chiamano gli amici, che proprio a Livorno fu massacrato per l’infelice uscita sui “carri armati” a sostegno del gassificatore di Eni, salvo poi chiarire il giorno dopo “il colossale equivoco”. Consapevole che la costa e Livorno l’ha sostenuto, adesso sa che qui deve mantenere le promesse. Che si chiamano, soprattutto, infrastrutture e portualità.
«A Montenero ci tenevo che fosse il primo atto – dice appena uscito dall’auto, alle 10,35, nella piazza del Santuario – perché ho un senso di profondo rispetto per quel che significa la Madonna della Toscana e ciò che significa anche nell’identificazione dei valori laici dei comuni». Sarà poi nella galleria dei comuni che Giani, cultore della storia, parlerà di “momento straordinario”, un corridoio di “stemmi che hanno voluto i comuni in marmo di Carrara, pietra serena, terracotta”, un luogo “unico dove sono rappresentati tutti insieme». E dell’affetto che lo lega al colle che domina la città. «Sono venuto qui il 15 maggio, festa della patrona toscana, a maggior ragione oggi sono qui. Questo è il mio primo atto e sono voluto partire da Livorno. Da qui, dove tante volte con l’amico Francesco Gazzetti mi affaccio e guardo il panorama, il porto, il luogo dove sorgerà la Darsena Europa. Qui c’è proprio l’autentico cuore di Livorno. Considerate che poi questa è una piazza per me molto importante perché vede il santuario della madonna di Montenero e io sono credente, quindi la sento questa cosa, la galleria dei comuni e i grandi livornesi sepolti in questa loggia a partire da Guerrazzi, colui che guidò il primo movimento nel 1849 che liberò la Toscana dagli austriaci, seppure per due mesi, ma fu l’anticipazione di quel che sarebbe successo 10 anni dopo. In questa piazza ci sono tanti significati che si legano alla città di Livorno, città che si affaccia sul mare, dove è stata pubblicata la prime enciclopedia...».
Ad accogliere Giani, a Montenero, c’è il consigliere Gazzetti, fresco di riconferma con 7.028 preferenze. Ci sono i padroni di casa, i monaci: il priore Gianluca Giustarini e l’abate Lorenzo Russo. La comandante della polizia municipale Annalisa Maritan, una rappresentanza dell’arma e della Polizia di Stato. C’è l’assessore regionale uscente all’istruzione Cristina Grieco. Manca il vescovo, monsingor Simone Giusti, che è in Trentino per esercizi spirirituali ma che “si è fatto sentire”, dice il governatore, “e avremo modo di incontrarci presto, è una persona favolosa”. C’è una discreta pletora di giornalisti nella piazza bagnata da una pioggia lieve.
Una cronista gli chiede: «Presidente, Livorno porta due consiglieri e....(alludendo ad un possibile assessore livornese). Lui risponde: «E’ ancora presto. Datemi una quindicina di giorni». Foto di rito coi volontari della Misericordia. Poi Giani visita la Galleria dei Comuni. Si ferma davanti a quelle terracotte. Stemmi, araldica, storia. E’ il suo mando. Poi raggiunge la cappella degli ex voto dove accedende un cero per ringraziare la Vergine Maria. C’è il trempo per un caffè, poi riparte. Destinazione Colle Val d’Elsa.
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