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A Livorno il centrosinistra si allarga, a destra cresce l’astro di Fratelli d'Italia - L'analisi

Mauro Zucchelli
A Livorno il centrosinistra si allarga, a destra cresce l’astro di Fratelli d'Italia - L'analisi

La Lega non brilla e il fronte Ceccardi torna a malapena ai livelli di Matteoli vent’anni fa Cinque Stelle al 10%: il peggior risultato dal 2013 ma nelle altre città è andata peggio

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LIVORNO. Raccontano che oggi il nuovo governatore Eugenio Giani andrà al santuario di Montenero e già fioccano le battute su come sarà raffigurato l’ex voto per lo scampato pericolo: lui, l’erede di quel sanguigno Enrico Rossi (che sarà agnostico ma è pur sempre compaesano e amico d’infanzia del vescovo Simone Giusti), eccolo in mezzo ai “per grazia ricevuta” con tutti quei vascelli ottocenteschi in balìa dei fortunali che i bisnonni dei nostri bisnonni hanno consegnato ai monaci vallombrosani. Non è una novità però che Giani salga al Colle: iper-presenzialista quanto si vuole, sta di fatto che per quanto la sua roccaforte sia fiorentinissima è quasi di casa a Montenero.

In effetti, il “miracolo” c’è. Il centrosinistra targato Giani allarga nei 172 seggi livornesi il campo del consenso rispetto a cinque anni fa: Enrico Rossi raccolse quasi il 44% e ora Giani ottiene quattro punti in più (e 14 in più rispetto al risultato di una coalizione simile a sostegno di Luca Salvetti sindaco). È proprio nella costruzione della coalizione che si mette in mostra una differenza: nel 2015 i filo-Rossi al di fuori del Pd avevano ottenuto un misero punticino e spiccioli, adesso le cinque liste extra-Pd sono un ventaglio di forze che portano a casa un buon 10%. Non solo: il Pd nel 2015 aveva poco meno del 42% ma stiamo parlando della preistoria, con Matteo Renzi premier e leaderissimo dem (mentre ora fa parte dei “cespugli” all’ombra del suo ex partito).

Il riferimento più vicino è quello dello scorso round municipale meno di un anno e mezzo fa: sfiorò a malapena il 30% a Livorno, per quanto la comparazione con il voto regionale non sia perfettissima fatto sta che ora come ora i dem sono al 36%. Non sfonda invece la lista renziana (però è la più visibile delle liste minori), si assottiglia ancor di più la dote di Forza Italia (dimezzata rispetto alle precedenti regionali e in calo anche a paragone del risultato dello scorso anno).

Il centrodestra ci aveva provato a dare l’assalto al Palazzo ex-rosso, magari cercando di evitare toni arrembanti che già in Emilia si era visto che funzionavano peggio di un autogol. Solo che alla fin fine, nel D-day della Grande Sfida – con l’ex fortino inespugnabile del centrosinistra che tremava perché nello stesso stato maggiore del Pd si sentiva che ormai il match era un testa a testa – Susanna Ceccardi a Livorno ha ottenuto per il proprio schieramento sì il miglior risultato alle regionali da quando c’è la formula elettorale delle coalizioni: meglio di Claudio Borghi cinque anni fa (16,3% ma con il forzista Stefano Mugnai che aveva oltre 5 punti), meglio di Monica Faenzi nel 2010 (25,4% ma con l’Udc Francesco Bosi che aveva rosicchiato più di 3 punti), meglio di Alessandro Antichi nel 2005 (non era arrivato neanche al 25%). Eppure non ha brillato molto di più di quanto aveva fatto una vecchia volpe della destra di sempre come Altero Matteoli, che nel 2000 era andato poco al di sopra del 32%.

Ma la cosa più interessante da notare sotto le insegne del centrodestra non è qualche passettino in più nel giorno-flop in cui si voleva andare alla conquista della Toscana: è il rimescolamento che contrassegnerà quel quadrante del campo politico, se è vero che la Lega della leader perde a Livorno un po’ di consensi rispetto alle elezioni comunali di appena 16 mesi fa mentre al contrario si assiste al boom di Fratelli d’Italia, che dopo aver veleggiato per lungo tempo nelle acque del 2-3 per cento ora si propone come terza forza cittadina superando la soglia del 10%. Difficile pensare che da quelle parti tutto andrà come prima: è una tendenza in atto nel Paese ma qui da noi forse più che altrove.

Per il M5s continua l’erosione: non era mai accaduto neanche lontanamente che una formazione politica al debutto conquistasse il 27% degli elettori in un sol colpo. L’avevano fatto i Cinque Stelle nel 2013, ma da lì in poi è iniziato l’arretramento: perfino il trionfo del 2014 con la storica conquista di Palazzo Civico da parte di Filippo Nogarin era stata contrassegnata al primo turno da un exploit non così eccezionale (19%). Alle elezioni regionali dell’anno successivo il flop dell’affluenza aveva contribuito a far risalire la percentuale al 22%, lo scorso anno al match di ritorno per il voto municipale il M5s non era riuscito a raggiungere la soglia del 17%. Adesso, giù in picchiata al 10%: ma i Cinque Stelle possono a buon diritto sottolineare che nelle altre città toscane per loro è andata anche peggio, dunque a Livorno quantomeno non ruzzola fra i partitini.

Da segnalare che la sinistra radicale attesta nell’urna di non essere una realtà completamente sparita dal radar. In condizioni difficili mette pur sempre insieme poco meno del 10% di voti validi nella nostra città ed è grossomodo in linea con quel che accaduto negli ultimi round elettorali di questo tipo. Anche se a dire il vero ha lasciato sul terreno qualcosina in termini di consenso: complessivamente vale attorno al 9% mentre cinque anni fa quest’area aveva sfiorato i 12 punti percentuali (il miglior risultato dopo che sotto le insegne di Rifondazione aveva galleggiato dalle parti del 10%). Ma in passato si era trattato di un’unica lista, stavolta in quel bacino hanno pescato in tre: il Partito Comunista italiano (con la “i” finale), il Partito comunista (senza la “i” finale) e Toscana a Sinistra di quel Tommaso Fattori che nel 2015 era riuscito a confederare i vari tasselli di quel puzzle. Al contrario, stavolta l’elettorato di Toscana a Sinistra dall’11,9% che era scende sotto il 5% mentre sale l’astro della falce & martello versione Rizzo che può giovarsi a livello locale di una figura come Lenny Bottai.

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di Redazione web