Il Tirreno

Livorno

Il Pd prova a far saltare il cda «Volevamo più trasparenza»

I.b.

Il partito chiede al sindaco di fermare la ratifica: ci sono nomi di rilievo non solo nazionale più consoni rispetto a quelli indicati 

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il retroscena

Ci ha provato il Pd a bloccare le nomine dei nuovi direttori del teatro Goldoni. Ha provato a far saltare il consiglio di amministrazione della fondazione Goldoni che doveva ratificare le nomine. Ma non c’è riuscito. E allora - dice ai suoi Federico Mirabelli, segretario comunale del Pd - «deve essere chiaro che è stata una decisione esclusivamente dell’amministrazione, che il Pd aveva indicato nei bandi lo strumento per compiere una scelta il più possibile trasparente. Ma il sindaco in piena autonomia ha fa fatto un certo tipo di scelta e ora se ne assume la responsabilità».

Infatti la procedura scelta dal Comune per selezionare i direttori è “mista”: prima una selezione per titoli, affidata a due commissioni “tecniche”. Quella per direttore amministrativo è composta da Nicola Falleni, direttore generale del Comune; Massimiliano Lami dirigente del Comune; Valentina di Cesare (Fondazione teatro della Toscana); Andrea Pardini (Fondazione Goldoni): 14 domande, 12 ammessi e 4 selezionali per il colloquio finale sostenuto davanti a sindaco, assessore alla cultura Simone Lenzi e a Marco Lami (rappresentante di Coop nel consiglio di indirizzo del Goldoni). La commissione per direttore artistico è composta da: Marco Giorgetti, direttore generale della Fondazione teatro Toscana; Cristina Ferrari sovrintendete del teatro di Piacenza; Giovanni Di Stefano, presidente del teatro di Savona e Andrea Pardini. Domande 41, candidati ammessi 35; a colloquio 6. Vincitori Gamba e Menicagli «brave persone, bravissime - le definisce il Pd - ma al di là della conoscenza spicciola che potevano avere con Pietro Contorno (coordinatore politico del sindaco, ndr) era importante che si procedesse con trasparenza all’assegnazione di questi due ruoli così importanti non solo per il Goldoni ma per tutta la dimensione cultura su Livorno».

Ai bandi - sostiene il Pd - hanno partecipato diversi nomi «anche importanti che hanno rilievo non solo nazionale, ma esperienze addirittura internazionali, molto molto più consone rispetto alle due figure individuate». Ma poi la scelta finale tocca a sindaco, assessore Lami «e sono state confermate queste persone che da tanto erano sulla bocca di tutti, in modo più specifico di quella degli addetti ai lavori».

Perciò scatta il tentativo di stoppare le nomine. Il gruppo consiliare del Pd si confronta con Mirabelli: si pensa di far «soprassedere il cda del Goldoni che doveva ratificare questi due nomi». Come? Facendo mancare i consiglieri Viola Ferroni e Tommaso Ferraro. Ma il sindaco convoca il Pd con urgenza e blocca l’operazione. Conferma che “queste sono le figure migliori in assoluto” e che altri «non avrebbero potuto essere presenti a tempo pieno a Livorno, anche se da nostri riscontri non è vero. Così il sindaco si è opposto a quello che volevamo fare. E siamo passati dal bando a due nomi che chiaramente hanno competenze inferiori a quelle che si erano presentate». —



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di Redazione web