Gioco
È partita la demolizione della “Chiccaia” cade il simbolo di degrado e disperazione
Dopo che la scorsa primavera era stato buttato giù il lavatoio, ieri mattina il via all’abbattimento del blocco di case popolari a Shangai
l’operazione
lucia aterini
Erano le 14,30 di ieri quando le valve della benna si sono aperte come una bocca per mangiare il primo boccone del tetto della Chiccaia. Alla fine del pomeriggio erano stati demoliti un paio di appartamenti di quella che era stato il simbolo del degrado e della disperazione a Shangai, un quartiere che nelle sue difficoltà vive con un ritmo diverso: Dove le case popolari sono ancora quelle di epoca fascista, non toccate in nessun modo da restauri (se non per alcuni ascensori messi all’esterno in gabbie di vetro e plastica). E anche i “quadri umani” che si vedono per le strade risalgono a quelli di decenni fa, con i vicini di casa che, a mezzogiorno, (mentre il resto della città guida, parcheggia, corre freneticamente da una parte all’altra del centro o da una periferia a un’altra) stanno a parlare fuori, seduti, all’ingresso del condominio.
È in questo quartiere che c’è (o c’era) il blocco “Chiccaia”, delimitato da quattro strade, che non figurava più nel patrimonio di edilizia pubblica perché le case erano ridotte così male che non avevano più i requisiti per essere vissute. Ma dove, negli anni, si sono rifugiate tante famiglie da abusive. E dove figuravano ancora proprietari legittimi.
Sembrava che la Chiccaia (chiamata così perché Elsa Sanguinetti vendeva le chicche proprio a un ingresso del blocco in una baracchina) fosse destinata a rimanere quella che era con tanti annunci di cambiamenti e puntualmente naufragati nel vuoto. Poi a gennaio, la svolta con i soldi della Regione per costruire nuovi alloggi, lo sgombero definitivo e la presa in carico da parte del Comune della famiglie che non avevano trovato sistemazioni diverse. A marzo c’era stato una mini-anticipazione con la demolizione del lavatoio al centro del blocco.
Ieri mattina il via a quella importante con una macchina operatrice gigantesca e un altrettanto importante getto d’acqua per evitare lo spandersi delle polveri nell’ambiente circostante. «Tutto in un clima positivo », spiega l’amministrazione che sta ancora sostenendo una decina di famiglie ancora in attesa di una sistemazione definitiva.
Un’operazione che andrà avanti fino a novembre perchè il blocco della Chiccaia viene fatto a pezzi, smontando appartamento per appartamento per non danneggiare le costruzioni che si trovano a lato, dove le strade sono abbastanza strette.
«Abbiamo inaugurato una nuova fase per l’edilizia popolare - spiega l’assessore alle politiche abitative e al sociale Andrea Raspanti - perché negli ultimi anni non c’erano stati interventi, le ultime inaugurazioni di edifici pubblici risalgono al 2018 ma su progetti dell’amministrazione Cosimi».
La Regione ha deliberato un investimento da 20 milioni complessivi che servirà per realizzare 222 alloggi entro il 2026». Sono 54 appartamenti alla Chiccaia pronti nel 2024; la demolizione dei vecchi edifici e la ricostruzione di appartamenti in via Giordano Bruno ai numeri civici 16/18 (per cui c’è stato anche un esposto alla magistratura da parte dell’amministrazione preoccupata della spaccio); il completamento dell’intervento alla ex caserma La Marmora con 4 alloggi per l’emergenza abitativa (accoglienza temporanea) e 20 posti di cohousing (il primo che sarà pronto). E poi alloggi al mercato ortofrutticolo e all’isolato B di Corea. —
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