Gioco
Lavoro in porto a Livorno: il Covid ha l’effetto di una bomba
Al tavolo organizzato in Comune (e presieduto dall’assessora Barbara Bonciani) occhi puntati sulle differenti ripercussioni dell’emergenza sull’occupazione
LIVORMO. Il Covid ha inciso come una bomba: il paragone è saltato fuori nel corso del “tavolo di lavoro” città-porto promosso da Palazzo Civico stavolta dedicato al focus sul lavoro portuale e sullo stato dell’arte dell’occupazione tanto sulle banchine che nelle aziende che operano lungo il resto della catena logistica integrata.
È stato il numero due dell’Authority, Massimo Provinciali, a riferire quanto sia stato rilevante il crollo dei traffici in alcuni settori come le auto nuove e per i contratti di appalto. Non per tutto è stato così: grazie anche alla cassa integrazione, in altri campi il sistema ha sostanzialmente retto, e sul fronte della cellulosa ad esempio c’è stata perfino una espansione delle tonnellate giunte in porto.
Sei mesi dopo il giorno in cui il porto ha dovuto iniziare a fare i conti con l’emergenza pandemia, è stato questo – viene riferito da Palazzo Civico – il primo “censimento” di quel che è accaduto, e magari provare a «trovare qualche spunto per capire cosa succederà al porto nella seconda parte dell’anno, e come ci si possa attrezzare per affrontare le difficoltà e cogliere le opportunità».
Nell’aula consiliare del Comune di Livorno erano presenti i vertici dell’Authority così come – molti in presenza, altri in collegamento video - gli operatori delle imprese e i rappresentanti delle organizzazioni di categoria di settore (Confindustria, Asamar, Spedimar e Cna autotrasporto), oltre ai dirigenti dei sindacati, coinvolgendo i vari tasselli che compongono il puzzle del lavoro che ruota attorno alle banchine e all’insieme del porto.
Per l’assessora al porto Barbara Bonciani fare la fotografia al momento presente in termini di organico del porto «è fondamentale al fine non solo di salvaguardare il capitale umano, mediante la gestione degli esuberi, ma anche a definire un progetto comune di organizzazione del lavoro capace di dare futuro al porto e alla città». Come? L’esponente della giunta Salvetti insiste sulla “visione di sistema” che «leghi l'analisi relativa al lavoro portuale, all'andamento dei traffici portuali, dello shipping e a quello afferente la catena logistica integrata (portuale e retroportuale)». A ciò si aggiunga l’esigenza di sviluppare «in tempi brevi di tutte le infrastrutture programmate e non ancora realizzate e dei progetti capaci di restituire competitività allo scalo».
Il presidente dell’Authority Stefano Corsini e il segretario generale Provinciali hanno chiesto alle imprese di fornire analisi, proposte e dati sempre più dettagliati, piani di impresa completi di informazioni riguardanti il lavoro, in modo che sia possibile rendersi conto se il sistema può uscire dall’emergenza con la solidarietà reciproca tra operatori, o se occorre provvedere a riorganizzazioni e decisioni straordinarie.
Per l’assessora – che ha presieduto i lavori – occorre «approfondire l’analisi»: servono «ulteriori dati, soprattutto per quanto riguarda gli esuberi, per capire se è possibile mettere in atto un piano per gestirli (per esempio con l’accompagnamento al prepensionamento)» così come servono «dati sulle ore di straordinario e dati qualitativi sul lavoro temporaneo per capire quali sono le professionalità più richieste» (e risposte su come attrezzarsi per i picchi di lavoro in «una fase in cui le aziende tendono ad alleggerire la forza lavoro»), oltre a capire come «affrontare le grandi difficoltà dell’autotrasporto».
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