Il Tirreno

Livorno

Sonia Ganassi 

«Santuzza sono io, donna fiera che lotta con rabbia e dignità»

M.T.G.
«Santuzza sono io, donna fiera che lotta con rabbia e dignità»

La mezzosoprano questa sera canterà questo ruolo che ha approfondito e amato «Cavalleria è un’opera perfetta questo il personaggio più bello»

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LIVORNO

«Santuzza sono io». Sonia Ganassi, mezzosoprano tra i maggiori della sua generazione, ha cantato il ruolo tante volte e lo canterà anche stasera in un’aria famosissima come “Voi lo sapete o mamma” dalla Cavalleria Rusticana e in coppia con il tenore Angelo Villari nel duetto “Tu qui Santuzza”. E poi sempre stasera si esibirà nell’aria “Acerba Voluttà” da Adriana Lecouvreur di Cilea. «Quello di Santuzza – dice – è un ruolo che adoro, l’ho fatto moltissimo negli ultimi anni anche se mi sono avvicinata in punta di piedi perché arrivavo da un repertorio di belcanto distante da “Cavalleria”». Invece eccola qui di nuovo nei panni di questa donna forte ma provata dall’amore a raccontarci cosa pensa del personaggio. «Da quando l’ho cantato per la prima volta ho capito che era un ruolo che da sempre era dentro di me. L’ho subito sentito mio sia dal punto di vista musicale che teatrale. L’ho studiato molto per darne una lettura personale. “Cavalleria Rusticana” è un’opera talmente perfetta che Mascagni ha già scritto tutto, non c’è bisogno di aggiungere niente. Non si tratta di enfatizzare ma di rispettare semplicemente quello che Mascagni ha scritto. È un personaggio a cui il compositore ha dato una profondità superiore a tutti gli altri personaggi dell’opera. La sua rabbia è molto umana: una donna incinta, tradita, che rappresenta il dolore universale di una donna sola che subisce la perdita di tutti i suoi affetti. Non è una pazza che si aggira sul palcoscenico, ma una donna fiera molto moderna, in cui si possono riconoscere anche le donne di oggi» . Tanti allestimenti, tante regie di Cavalleria, e sempre la grande voce di Sonia Ganassi immersa nel suo personaggio preferito. «Non sempre i registi – racconta la cantante – la pensavano come me e allora si trattava di mediare finché non si trovava l’accordo. Come è accaduto con Gabriele Lavia che aveva un’idea diversa dalla mia, lui vedeva Santuzza come una donna nell’ombra, piena di paura, la sua fierezza e la sua ribellione non lo interessavano» . Mascagni e gli altri compositori dell’epoca, il verismo musicale e non solo. «È un repertorio che sto riscoprendo con molto interesse perché c’è tanta musica bellissima. Il senso del Festival Mascagni è proprio quello: fare proposte filologiche nel rispetto di quello che l’autore ha scritto. E sul verismo penso che se riproporre oggi il verismo significa eccesso, urla e rumore non mi interessa, se significa verità invece sì» . Lei ha sposato un livornese, il musicista Angelo Matteucci, e ha una certa familiarità con questa città. Cosa ne pensa? «Mio marito è un professore d’orchestra al Carlo Felice di Genova, suona la viola, abbiamo una bambina, Eleonora, anche lei adora Livorno come me. Conosco più questa città che Reggio Emilia, dove sono nata. Mio marito me l’ha fatta conoscere e a me piace tutto: dal lungomare a Montenero, dal porto a Calafuria. La Terrazza Mascagni è un gioiello, ma che dire delle colazioni alla Baracchina Bianca con quello scorcio sul mare? È una città curiosa che va capita, piena di contraddizioni, brusca ma anche affascinante» . —



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