Il Tirreno

Livorno

Impresso sulle vele abbandonate viaggio tra i fari del Mediterraneo

Simone fulciniti

In Fortezza Vecchia fino a domenica si può visitare la mostra di opere  del fotografo Walter Pescara, patrocinata dal Comune di Livorno 

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in vetrina

Ultimissimi giorni (si chiude il 13 settembre) per visitare una mostra davvero interessante. Quella del fotografo Walter Pescara “Fari, opere su vele nautiche”, un percorso di 30 splendide immagini, nel contesto della galleria cannoniera in Fortezza Vecchia. L’esposizione, patrocinata dal Comune di Livorno, è a ingresso gratuito.

«Il tema del faro - spiega Pescara - è una figura metafisica un punto di riferimento nella ricerca della via da percorrere. Nel 1979 mi trovavo a Salina, nelle Eolie , dove una mareggiata aveva danneggiato il faro. Da lì è partita questa avventura: mi sono chiesto come stavano i fari in Italia. Quello era sofferente, ma continuava a lavorare per il bene degli altri. La marina militare mi fece sapere che avrei avuto bisogno di un permesso essendo luoghi sensibili. Andai a Roma, dove incontrai l’ammiraglio Carta che si disse felice per l’iniziativa e mi fece sapere che avrebbero acquistato delle copie di questa catalogazione che ancora non esisteva. Quindi sono messo in cammino e in cinque anni ho girato la penisola coi mezzi della marina e con gli amici che avevano piacere di navigare per il Mediterraneo».

Ma la grande bellezza, sta anche nella scelta dei supporti ove stampare le istantanee. «Dopo 35 anni sono andato a cercare le vele in disuso a casa degli amici, e ci ho impresso le fotografie dei fari che, con quelle stesse vele, ai tempi, avevo visitato. Salvarle delle distruzione rivelando nel contempo un' immagine latente rimasta ferma per tanto tempo».

Una selezione casuale, tra i centinaia di scatti a disposizione. «Tirate fuori dall’archivio , e messe insieme a creare una specie di percorso. Capire quale racconto potevo essere in grado di esprimere. Senza criteri particolari».

Ed ecco l’aneddoto che non ti aspetti. «Nel 1983, a Portoferraio, ero ospite del guardiano del faro con la moglie : al momento di sedersi a tavola la signora ha sbattuto le mani fuori dal faro ed è arrivata una gabbianella, Francesca che loro avevano addomesticato. Fu un gran bel viaggio, durato anni tra cielo e mare». Nessuna tecnica fotografica, solo gambe e pazienza. «Le macchine di quel periodo erano a pellicola, fuoco manuale: quindi camminare, e in barca seguendo i venti per trovare le inquadrature migliori. Alle volte si dormiva a bordo per avere la luce giusta dell’alba. Un bel privilegio seguire ed essere ispirato dalla luce». Livorno ancora nel futuro. «C’è già in animo di ideare una cosa al faro per il prossimo anno. Ad apertura di stagione a fine maggio. Abbiamo fatto un sopralluogo. Con l’aiuto, tra gli altri, dell’assessore Rocco Garufo, del comandante Stefano Gigli,presidente dell’associazione Il mondo dei fari, e Renzo Fiorentini, l’ultimo farista di Livorno». —



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