Il Tirreno

Livorno

«Ve lo racconto io il nostro Pietro» e Crestacci dà anima a un altro gigante

Maria TerEsa GiannonI

Questa sera alla Terazza Mascagni l’attore livornese porterà in scena il personaggio del compositore con un monologo scitto con Brucioni 

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protagonisti



È l’ora di Mascagni. Per l’attore Michele Crestacci un altro grande della storia livornese arriva a rimpolpare il suo particolare Pantheon di personaggi sulle cui storie ha realizzato spettacoli che ha portato in giro per tutta l’Italia con grande successo. A ogni latitudine, in ogni regione, i suoi modi e il suo linguaggio di livornese scanzonato ma intelligente hanno funzionato e catturato l’interesse del pubblico. E così dopo un grande del calcio come Armando Picchi, il poeta Giorgio Caproni e Amedeo Modigliani, ecco Pietro Mascagni. Per il monologo-narrazione, “Mascagni” appunto, scritto con il suo compagno di avventure teatrali Marco Brucioni che gli fa anche da regista, questa volta dividerà il palco con Massimo Signorini – un’altra delle glorie livornesi, ma dei nostri giorni – alla fisarmonica. L’appuntamento è per stasera alle 21, 15 alla Terrazza Mascagni. Sempre stasera sarà in vendita anche il testo dello spettacolo edito da Sillabe. «Sono contento – dice Crestacci – perché il nostro lavoro è piaciuto anche alla famiglia di Mascagni. Come era successo con la famiglia di Armando Picchi anche gli eredi Mascagni erano un po’sul chi va là, non sapevano bene con chi avevano a che fare, temevano che la figura del loro avo non fosse trattata con riguardo. Invece è piaciuto, hanno capito che noi lavoriamo sul profilo umano del personaggio, che ci interessa raccontare le sue emozioni. Lui aveva un legame molto forte con la nostra città ma bisogna riconoscere che tanti livornesi delle generazioni più giovani non hanno mai incontrato la sua storia. Questo Festival è una grande occasione: se il buongiorno si vede dal mattino e questa rassegna riuscisse a portare ogni anno personalità di livello sarebbe importantissimo per la nostra città e per il pubblico» .

In un primo tempo era sembrato che avreste indagato anche il rapporto tra Mascagni e il fascismo, poi in che senso è andato il vostro lavoro?

«Il nostro punto di vista è cambiato ora che conosciamo meglio la sua biografia. Non era lui che era fascista, erano i tempi che erano fascisti. Lui c’è stato dentro certo, gli è convenuto, ma poi il regime gli è andato contro. Quando ha presentato l’ultima opera “Nerone” alla Scala l’hanno snobbato. Anche perché lui in quel lavoro raccontava quello che sarebbe successo all’Italia. Immagino che da buon livornese abbia pensato: “Non te lo dio in ghigna, ma attraverso la mia arte quello che vedo sul futuro del paese”» .

In che lingua sarà il monologo?

«In italiano e in livornese. Siamo in piazza delle erbe, oggi piazza Cavallotti, dove suo padre aveva il forno e dove lui è nato. Sono le voci delle popolane che raccontano Mascagni e la sua città, i personaggi che tornano sono due donne alla finestra dirimpettaie del forno. Mascagni non parla mai, a parte qualche frase estrapolata dalla sua biografia, dalle lettere d’amore per Anna Lolli» .

Dopo Ciampi, Caproni e Modigliani questo personaggio cosa rappresenta per il tuo percorso teatrale?

«Sentimentalmente molto: faccio lo spettacolo alla Terrazza Mascagni e pensare che sono nato lì davanti mi emoziona; , in piazza Cavallotti dove è nato lui ho lavorato fin da ragazzo con mio padre che aveva un furgone di quelli semoventi al mercato. Come attore poi rappresenta moltissimo perché Mascagni è un personaggione, quando tornava a Livorno era come se arrivasse il Papa. Con lui ho fatto un altro passo sulla strada della narrazione. Ho capito, insieme a Marco Brucioni, che il nostro lavoro non risponde soltanto a un’urgenza e a una necessità nostra ma risponde anche al nostro senso civico. Se si scorda la storia poi la ripeti. Annullando se stesso il narratore riporta la storia alla gente. Ho avuto forte questa sensazione e ora ho voglia di continuare, vorrei indagare le donne ebree di Livorno, ad esempio la storia di Frida Misul attraverso il suo diario. Con Brucioni lavoriamo insieme da 12 anni e non siamo ancora stanchi, sembra che il nostro binomio abbia un’energia inesauribile» . —

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di Redazione web