Il Tirreno

Livorno

Memoria, impegno, futuro: luci e parole alla Rotonda per non dimenticare mai l'alluvione

Simone Fulciniti
Memoria, impegno, futuro: luci e parole alla Rotonda per non dimenticare mai l'alluvione

Sindaco, istituzioni e parenti delle vittime alla fiaccolata nel ricordo di quella notte  «Il nostro dovere è di trovare parole nuove per raccontare un dolore vecchio»

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LIVORNO. Il tempo che scorre inesorabile tenta con tutte le sue forze di cancellare le orme della memoria, ma in certi casi l’impresa è impossibile. Perché i ricordi, sopratutto quelli tragici, rimangono, solidi, dolorosi, precisi, quasi fossero fotografie dai contorni perfettamente delineati.

Sono trascorsi già tra anni da quell’orribile calamità che sconvolse Livorno: era la notte tra il 9 e il 10 settembre del 2017, e un devastante alluvione spazzò via nove vite, all’improvviso. Alla rotonda di Ardenza, una delle zone più colpite dal disastro, Livorno ricorda quel momento con una fiaccolata, partecipata, quest’anno in forma “statica”, a causa delle rigorose norme del decreto anti – covid. Quindi niente marcia, ma immobilità, con le nuvole che privano l’occhio dello spettacolo del tramonto, quasi in segno di rispetto. C’è il sindaco Luca Salvetti, ci sono le istituzioni, tanti rappresentanti di tutte le parti politiche, dei corpi militari, le associazioni, e membri della protezione civile, che in quelle ore fecero di tutto, anzi di più per portare un aiuto concreto. E per la prima volta ci sono i parenti delle vittime, defilati. Dietro le mascherine si riconosce qualche personaggio: Pietro Caruso per la provincia, Francesco Gazzetti, consigliere regionale. C’è anche Tommaso Fattori, candidato alla presidenza della regione per Toscana a Sinistra; ma la lista sarebbe troppo lunga. Si fa buio, si accendono le fiaccole, le oltre cento persone presenti vengono invitate a sistemarsi in semicerchi, per mantenere le distanze.

La commozione si legge negli sguardo di tutti. Salvetti indossa la fascia tricolore. La voce non è squillante come al solito. «Il nostro dovere – dice – è quello di trovare parole nuove per raccontare un dolore vecchio. E dobbiamo essere pronti, trovando significati differenti anche a questi momenti». Il sindaco concentra il suo intervento su tre parole: memoria, impegno, futuro.

«Memoria, quella che ci porta qui ogni anno. Un personaggio politico ha detto che ci limitiamo a prendere le candele e fare concertini: un’affermazione di disprezzo nei confronti di tutti coloro che si impegnano a ricordare la più grande tragedia della nostra città negli ultimi anni. Non voglio neppure commentare. L’impegno per un territorio più sicuro, dal punto di vista idrogeologico, per cui è già stato fatto un lavoro, da ultimare, che ha dato ottimi risultati. E il futuro che passa attraverso un nuovo piano della protezione civile, pronto, che deve fornire una maggiore consapevolezza a tutti i cittadini su cosa fare quando la nostra sicurezza viene messa a repentaglio da eventi straordinari».

Salvetti annuncia come nei prossimi mesi, i parenti delle vittime, si metteranno a disposizione per raccontare la loro esperienza e il loro dolore al resto della cittadinanza. Segue un minuto di silenzio, vissuto intensamente per ogni singolo secondo. Poi, la scia emozionale, si trasferisce alla terrazza Mascagni, dove prende il via il Mascagni Festival, proprio col “concerto in ricordo delle vittime dell’alluvione”: un grande spettacolo che vede esibirsi sublimi solisti, una splendida orchestra, e un coro dedicato, sotto la direzione di Mario Menicagli. «Il contesto è emozionante – dice maestro –. Al di la della musica è un’occasione per fermarsi un attimo e meditare». —
 

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di Redazione web