Il Tirreno

Livorno

Il vescovo: il virus ci impone di cambiare il cuore e la società

Mauro Zucchelli
Il vescovo: il virus ci impone di cambiare il cuore e la società

Giusti richiama papa Francesco («basta con le persone ridotte a scarti») e attacca sull’aborto  

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Mauro Zucchelli / livorno

«Il bacillo della peste può arrivare e andarsene via senza che il cuore dell’uomo cambi». Il vescovo Simone Giusti va a pescare una frase di Albert Camus, scrittore ben lontano dalle sacrestie, per raccontare lo stato di cose presente nell’era della pandemia più o meno post. La citazione salta fuori nell’omelia della messa sul sagrato del santuario di Montenero, al termine del pellegrinaggio dal piazzale Giovanni XXIII, nel giorno che per tradizione segna nella diocesi il via alla nuova annata: gli dà il destro per dire che «il coronavirus può diventare una “lectio magistralis” di antropologia se riusciamo a cogliervi l’appello al vivere insieme».

Il vescovo segue il filo delle riflessioni lanciate dal cardinale portoghese José Tolentino de Mendonça, che è uomo non solo di teologia ma anche di letteratura. Lo fa per dire che «non siamo un capriccio dell'Universo abbandonati a noi stessi come profughi su un gommone in mezzo al mare: c'è chi si è preso e si prenderà cura di noi». Chi? Se “andrà tutto bene”, come da slogan e hashtag è perché «Dio ha riscattato la sofferenza, il dolore e anche la morte», insiste Giusti.

Di fronte alla minaccia del virus «ci scopriamo tutti deboli e spaventati». Il Covid 19 – rincara dal pulpito – «non ha la forza delle bombe» ma «la fobia dell’invisibilità che caratterizza l’uomo di oggi, si amplia tragicamente col virus, diventa l’invisibilità che porta la morte». Poi aggiunge: «Il coronavirus non è automaticamente letale come altre malattie ma ha scatenato un’emergenza capace di far esplodere tutte le contraddizioni e le ingiustizie dei nostri assetti sociali, che mal compongono i diritti e le esigenze tra i forti e i deboli».

Il virus chiede una svolta di consapevolezza che è civile, oltre che religiosa. Su tre fronti. Il primo: c’è da tener presente che, come ripetono gli scienziati, «il numero delle epidemie è cresciuto e crescerà». Il secondo: in questo mondo globalizzato «i nostri stili di vita necessitano di conversione» perché «costruiamo società mosse dal dogma del profitto e dell’utilitarismo» in nome dell’idea di poter «trattare le persone come “scarto”», come dice papa Francesco (e qui il vescovo Giusti va all’attacco contro l’ok alla possibilità dell’aborto farmacologico che «lascia ancor più sole le donne» e «allarga la voragine del crollo demografico italico»).

C’è anche un terzo aspetto fra le cose sottolineate dal vescovo Giusti: «Non è sufficiente agire per la paura di morire o per il terrore che ne deriva, dobbiamo piuttosto rilanciare la nostra alleanza con la vita: c’è una verità nella bellezza del cuore dell’uomo, e in quella del cuore del mondo, che noi siamo chiamati a riconoscere e a ospitare». E questa bellezza ha un orizzonte che si chiama Paradiso.

Di fronte al mito della giovinezza che offre come “paradiso” una «offerta edonistica» e dove ciascuno pensa di «poter essere il dio di sé stesso», determinando da solo «ciò che è bene o male». Non è questo l’orizzonte che Giusti vuole per la comunità ecclesiale: «Il mondo si aspetta dalla Chiesa ben altro che il pronto soccorso dell’elemosina: si aspetta delle ragioni che aiutino ad accettare e vivere con maturità quello che sta succedendo, ha urgente necessità di motivi seri per sperare».

È da segnalare che nella prima metà dell’omelia il vescovo aveva seguito ricostruito in modo inconsueta la genealogia di Gesù al centro dei testi biblici del giorno. Nell’elenco dei nomi degli antenati di Gesù «c‘è una grande novità: in quel tempo le genealogie indicavano solo il nome degli uomini» mentre è sorprendente – avverte – che il Vangelo di Matteo metta «anche cinque donne tra gli antenati di Gesù» e che inserisca proprio quelle». Desta stupore perché le quattro citate nell’Antico Testamento «erano straniere e concepirono i loro figli fuori dagli schemi normali del comportamento dell’epoca», anzi talune o sono prostitute o si fingono tali. E Maria la madre di Gesù? Il vescovo ricorda che «rimane incinta prima di convivere con Giuseppe». Poi spiega: «Se Giuseppe fosse stato giusto secondo la giustizia dei farisei, avrebbe dovuto denunciare Maria e lei sarebbe stata lapidata, Gesù sarebbe morto. Grazie alla vera giustizia di Giuseppe, nacque Gesù».–

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