Il Tirreno

Livorno

Mascagni Festival, il racconto della pronipote: «Nonno Pietro era una popstar, finalmente ritrova la sua Livorno»

Maria Teresa Giannoni
Mascagni Festival, il racconto della pronipote: «Nonno Pietro era una popstar, finalmente ritrova la sua Livorno»

Guia Farinelli Mascagni, parente del compositore da sempre con altri eredi cura gli eventi a lui dedicati: «Non l’ho conosciuto ma me lo sono ritrovato accanto in modo naturale»

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LIVORNO. Pietro Mascagni il mio bisnonno. Guia Farinelli Mascagni ha aggiunto al cognome del padre anche quello del celebre avo tanto è l’amore con cui si adopera per tenerne vivo il ricordo: è direttore artistico del Comitato Promotore Pietro Mascagni di cui è stata fondatrice insieme ad altre donne della famiglia, come videomaker ha realizzato videoproiezioni per la lirica e come regista ha messo in scena “Silvano” e diverse volte “Cavalleria” che ha portato anche in America. Sulla vita dell’illustre bisnonno ha firmato anche un documentario. Per questa prima edizione del Mascagni Festival per il Mascagni Gala arriveranno in 12 i Mascagni dei vari rami della famiglia, ci sarà anche Maria Teresa, l’ultima nipote, legatissima a Livorno, che a 90 anni non vuol perdersi questo omaggio che la città dedica al compositore.«Mi piace l’idea del Gala mi piacciono le proiezioni di Immersiva – dice Guia Farinelli – perché quella dell’11 settembre sarà una serata per tutti, non solo per gli specialisti e per gli amanti della lirica. Non dimentichiamo che lui era un figlio del popolo. Le nuove generazioni non lo conoscono, ma Pietro Mascagni potrebbe essere un esempio per loro: un ragazzo livornese che era andato contro il volere del padre nel nome della musica. Ci vogliono impegno e determinazione per sapere che quella è la tua strada. Uno su mille ce la fa. Sono felice che Livorno dedichi un festival a Pietro Mascagni, sono grata al sindaco e al direttore del festival Marco Voleri che hanno fatto il miracolo. Hanno avuto questo coraggio in un anno difficilissimo per la cultura a causa del l’emergenza Covid. Ma anche questo fa parte del carattere della città, ai livornesi piacciono le sfide».

Ci racconti un po’ della sua famiglia e di come tenete vivo tra di voi il ricordo.

«Il grande bisnonno non l’ho conosciuto ma me lo sono ritrovato accanto in modo naturale, giorno dopo giorno. Io sono figlia di Piermarcello il nipotino con cui Mascagni giocava e sono cresciuta in casa della nonna Emilia, detta Emy, la figlia del compositore, quella che gli era più vicina e che è stata custode di tanti ricordi e di tanti suoi cimeli. Questo mi ha permesso di conoscere una realtà umana ed artistica che forse gli altri miei cugini hanno vissuto più da lontano, discendendo dall’altro figlio di Pietro, Domenico. Come si sa, spesso gli uomini hanno più pudore a condividere i sentimenti e le storie di famiglia. Siamo state noi donne di famiglia a volerci impegnare per il grande nonno, fondando a Roma il Comitato Promotore Pietro Mascagni con lo scopo di rinnovare quel coinvolgimento artistico-emotivo che a cavallo del 900, la sua musica e la sua persona portarono nei cuori del pubblico di tutto il mondo. Presidente del Comitato è la nipote Maria Teresa Mascagni, sua figlia Francesca Albertini è vice presidente, poi ci siamo io e la tris nipote Alice. Presidente onorario è nostro cugino professor Domenico Mascagni. I Mascagni sono una grande famiglia, molti sono diventati medici di fama, si sono fatti onore curando il corpo mentre Pietro Mascagni curava l’anima. Nessuno di noi comunque ha osato mettere piede nella musica».

In cosa consiste l’attivista del Comitato?

«Collaboriamo alla realizzazione di eventi. Andiamo molto all’estero, anche i cinesi sono interessati a Mascagni il che dimostra che questo artista ha ancora tante cose da dire. Abbiamo elaborato anche una Capsule Collection in cui sono riprodotti oggetti e indumenti usati del compositore, dai suoi fantastici gilet, ai gemelli, alle borse da viaggio. Tutti pezzi realizzati da artigiani italiani che all’estero piacciono molto. Mascagni era bello come il sole e elegantissimo, dettava legge nella moda. Noi donne del Comitato ci occupiamo di lui come hanno fatto le sue donne in vita che lo hanno accudito molto, dalla moglie Lina all’altra donna, Anna Lolli. Le ragazze raccoglievano per terra i mozziconi del suo sigaro, ritagliavano le sue foto sui giornali, gli scrivevano di nascosto. Fu clamoroso quella volta che a San Francisco 500 donne, sotto gli occhi della polizia, si riunirono fuori del teatro soltanto per poterlo vedere. Era una vera popstar».

Roma e Livorno, le due città di Pietro Mascagni. La vostra famiglia che rapporto ha con questa città?

«Intanto un forte rapporto sentimentale. Mio padre era cresciuto con Pietro Mascagni, mi raccontava che lui era un nonno adorabile burbero nel privato ma molto attento ai bisogni dei più piccoli. Era generoso, ironico come sono i livornesi, sempre con la battuta pronta con quel sarcasmo che è tipico della città e che sa tanto di humour inglese a testimonianza del suo carattere cosmopolita. Mio padre mi portò subito a Livorno, non riusciva a star troppo tempo lontano dal mare. E anche se devo dire che Livorno ci ha un po’ deluso nel corso del tempo, l’amore per questa città non passa. Ci ha deluso perché anni fa avevamo dato molto materiale di Pietro Mascagni alla città ma è rimasto sepolto nei sotterranei della Labronica. Al Teatro Goldoni sono esposte solo copie di documenti ed è rimasto in vista soltanto il pianoforte. Un vero museo dedicato a Mascagni invece potrebbe rappresentare tanto per la città anche in termini di ritorno economico. Ho visitato a Varsavia il Museo Chopin, ospitato in una palazzina con videoproiezioni, spartiti che si aprono: una meraviglia. Potrebbe essere così anche a Livorno. La città ha celebrato recentemente Amedeo Modigliani con grande successo, ma poi ovviamente è finita lì. Mascagni invece potrebbe e dovrebbe rimanere».

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