Gioco
«Tre Ponti intitolati a Toaff e Ablondi simboli del dialogo fra fedi e culture»
Saltata l’idea di un pronunciamento corale del consiglio comunale, l’ipotesi all’esame della giunta Domani a Montenero nel decennale della morte il ricordo del vescovo che ha retto la diocesi per 30 anni
Mauro Zucchelli / livorno
Sono dieci anni che la Chiesa e Livorno sono senza Alberto Ablondi, vescovo che ha retto per oltre un terzo di secolo la diocesi nella città più rossa e mangiapreti d'Italia (all'inizio come ausiliare al fianco di una straordinaria figura del rinnovamento del Concilio Vaticano II come monsignor Emilio Guano molto malato e poi, dopo la sua scomparsa, dal '70 in prima persona). L’anniversario è caduto nei giorni scorsi ma agosto è un periodo di vacanze e solleone, dunque mal si presta a celebrazioni e iniziative, mentre che mai in quest'era di pandemia.
Il vescovo Simone Giusti ha deciso di celebrarne il ricordo nel pellegrinaggio di domani: tradizionalmente la festa in cui la Chiesa cattolica ricorda la Natività di Maria è per la diocesi di Livorno un appuntamento di rilievo e contrassegna la ripresa delle attività. A maggior ragione legandosi alla tradizione tutta montenerese del “Dì otto” che un tempo aveva ben altro radicamento.
Domani è previsto alle 16,45 il ritrovo al piazzale Giovanni XXIII, il parcheggio dei pullman (lato Monteburrone), alle 17 la salita al santuario in pellegrinaggio recitando il rosario, alle 17,30 la commemorazione di monsignor Ablondi con un intervento del prof. Emanuele Rossi, presidente dell’associazione intitolata al presule, alle 18 la messa che il vescovo Giusti officerà sul sagrato del santuario.
Ma qualcosa bolle in pentola anche sul versante civico. Ad esempio, l'idea di intitolare a Ablondi e a Elio Toaff, rabbino capo di origini livornesi, leader dell'ebraismo italiano, i Tre Ponti: non solo un omaggio all'interno della toponomastica cittadina come si fa con le figure illustri che si vogliono ricordare ma la dedica simbolica di una struttura particolare quale è un ponte nel nome di due personaggi livornesi che hanno rappresentato con la loro vita l'essere “ponte” nei riguardi di mondi e esperienze le più differenti.
Vale la pena di ricordare che l'amicizia personale fra i due esponenti religiosi è stata probabilmente l'elemento che da Livorno ha lavorato sottotraccia per anni per arrivare prima alle iniziative «per l'amicizia ebraico-cristiana» e poi alla storica visita di papa Karol Wojtyla nella sinagoga di Roma che ha chiuso la lunga stagione di antisemitismo di parte cattolica: gli ebrei non erano più visti come coloro che avevano messo Gesù Cristo sulla croce bensì come fratelli maggiori nella fede (basti pensare alla comunanza di buona parte dei testi sacri).
Sia chiaro, niente è stato ancora deciso ma l’assessore alla cultura Simone Lenzi (che ha la toponomastica fra le competenze) conferma al Tirreno che ha l’intenzione di portare la proposta all’esame di una delle prossime seduta della giunta.
A mettere in moto l'iniziativa è stata l'associazione intitolata a Alberto Ablondi che in vista del decennale della scomparsa si era fatta avanti con Palazzo Civico per chiedere di ricordare il presule con l'intitolazione di uno spazio pubblico. Ma qui erano sorte le difficoltà: come spiega Lenzi, non è consigliabile cambiare denominazione a luoghi che portano già un altro nome per evitare un putiferio di conseguenze sugli indirizzi di chi vive in quella zona. «I Tre Ponti – aggiunge l’assessore – sono vicini alla Rotonda intitolata a Ciampi, un altro esponente livornese di quella stagione di dialogo e impegno. Ho fatto le verifiche, tecnicamente l’intitolazione è possibile. Per come la vedo io, l’intitolazione potrebbe riguardare Toaff per una corsia in una direzione di marcia e Ablondi nell’altra corsia in senso inverso: sarebbe un bel simbolo, no?».
Va detto che l'idea aveva visto anche l'approvazione di un documento in consiglio comunale per iniziativa di Marco Cannito nel 2017 (era stato lui a mettere in pista qualcosa di analogo per Toaff due anni prima). Approvate entrambe ma che su Ablondi tirasse un'aria strana lo di era capito proprio al momento del sì all'intitolazione della strada a lui: formalmente è passata ma votata solo da metà consiglio e appena otto favorevoli con tanti astenuti (a cominciare da Bruciati), una sfilza di assenti (a partire dal sindaco Nogarin e quasi mezzo Pd e Forza Italia) e il M5s che si è sventagliato fra favorevoli, contrari, assenti e astenuti.
Non c'è più Cannito in consiglio e a sondare il terreno in vista del decennale di Ablondi sono stati esponenti Pd come Fenzi e Nasca che rappresentano alcuni fra i frutti di quella stagione ablondiana di impegno sociale. Risultato: paradossalmente di fronte a una scelta che riguardava l'esponente livornese dell'episcopato più progressista, dai consiglieri del centrodestra è emersa la disponibilità a votare un nuovo atto di intitolazione mentre dal fronte della sinistra (Buongiorno e Potere al Popolo) e dai Cinque Stelle sono spuntate perplessità o contrarietà.Ecco che si è fatta impervia la via di un approccio tramite un pronunciamento corale del consiglio e la questione è finita nel menù della giunta. —
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