La protesta
Il dolore della sorella di Eleonora «Non trovo le parole: è terribile»
Cinzia Condello è stata assessora alla Provincia di Torino dal 2004 al 2009 Dopo essere stata avvisata da carabinieri è partita in auto per raggiungere la Toscana
il racconto
«È qualcosa di terribile, che ci ha lasciato tutti avvolti in un dolore impossibile da raccontare». Cinzia Condello, 59 anni, è la sorellastra di Eleonora. Dal 2004 al 2009 è stata l’assessore al lavoro della Provincia di Torino, per poi entrare nel consiglio comunale della sua Settimo Torinese.
Ieri, in città, il pensiero di tanti è andato subito a lei. A quelle fotografie che ritraggono le sorelle insieme, ai loro sorrisi circondati da amici e parenti.
Appresa la tragedia, Condello si è subito messa in macchina per raggiungere Eleonora: «Ricordarla adesso è impossibile. Forse più avanti troveremo la forza di parlare».
Sono stati i carabinieri a raggiungere, nel primo pomeriggio, l’appartamento dove Parisi viveva con i familiari. Hanno suonato al campanello del condominio Flora, via Galileo Ferraris, un’infilata di palazzine di tre piani, mattoni a vista che danno sul giardino.
«È stato un momento straziante – raccontano i vicini di casa –. Loro non conoscevano nemmeno il suo fidanzato. Non avevano nemmeno un numero per chiamarlo».
Il viaggio a Tirrenia
A centinaia di chilometri di distanza, invece è rimasto in testa quel rumore secco, avvertito da pochi intorno all’ora di pranzo. Poi le urla di un uomo, forti e ben distinte. Quindi le sirene dell’ambulanza e dei carabinieri. La morte arrivata così, all’improvviso, nella tarda mattinata di ieri in piazza Belvedere a Tirrenia. Come all’improvviso è crollata la trave che ha travolto e ucciso Eleonora Parisi, 43 anni di Settimo Torinese.
Una tragedia nata, secondo le prime ricostruzioni, per scattare una foto ricordo. Un’imprudenza che ha cancellato la vita di una donna e lasciato sotto choc i commercianti presenti in quei minuti. «Era a terra in un lago di sangue», ricorda Eleonora del “Gelatone”.
le testimonianze
È arrivata in piazza Belvedere pochi minuti dopo l’incidente. Insieme al fidanzato si è avvicinata al giardinetto del Bagno Imperiale. Qui c’era il fidanzato di Parisi che aveva già chiamato i soccorsi. «Ho cercato di aiutarlo per quel che potevo – racconta la gelataia –. Sono corsa negli stabilimenti accanto per chiedere se c’era un medico che potesse provare ad aiutare quella poveretta».
La richiesta di un aiuto medico è stata fatta con gli altoparlanti nella spiaggia. Medico o non medico la tragedia si era già consumata. «Una cosa tremenda», ripete Laura, titolare di “Oltre la spiaggia”. La tragedia è avvenuta proprio davanti al suo negozio e per ore la commerciante ha visto il via vai di carabinieri, soccorritori e dipendenti delle pompe funebri. «Mi si gela il sangue», dice mentre guarda i tre ombrelloni messi nel giardinetto per non permettere di vedere il cadavere dalla strada.
Al momento dell’incidente nell’attività c’era un dipendente. «È andato via perché sotto choc», spiega Laura che si dispera quando focalizza chi sia il fidanzato della morta e nota un particolare: «Quel cappellino che indossa lo riconosco: l’ha comprato qui da noi – è certa –. Che cosa assurda morire così, in un giorno di vacanza al mare».
L’eco della disgrazia è arrivata anche nelle altre attività commerciali della piazza. Nella gastronomia “Da Salva”: «Per fortuna in quel momento (le 12. 23, ndr) non erano presenti clienti», sottolinea la cassiera. Ma lavorare dopo quello che è successo a pochi passi da loro non è stato certo facile. Anche nel vicino hotel Continental. «Posso avere un caffè», chiede un cliente. «Scusi non ho capito», risponde la barista che spiega subito il perché delle sue parole: «Mi perdoni, sono un po’ distratta. Purtroppo qui fuori è morta una donna. Mi chiedo come sia stato possibile morire in questa modo».
I carabinieri hanno immediatamente provveduto a sigillare la zona anche per tenere lontano i curiosi prima di procedere al sequestro dell'area lasciando invece proseguire l'attività di bar e ristorante e stabilimento balneare della struttura. Saranno gli accertamenti successivi a stabilire se vi siano responsabilità da individuare a carico dei proprietari o dei gestori. Ma si tratta di valutazioni successive da fare anche in seguito all'esito dell'autopsia, già disposta dalla procura. Sgomento tra i clienti dello stabilimento balneare per l'accaduto mentre sarà decisiva anche la testimonianza del fidanzato della vittima. —
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