La protesta
Il compagno della vittima: «La struttura giù di botto»
tirrenia
«La trave è venuta giù di botto, all’improvviso. È stato tutto velocissimo. Non ho potuto fare niente per salvare la mia fidanzata Eleonora». Marco Boretti ripete come un mantra la sequenza stampata con la ferocia di una morte violenta. E lui impotente di fronte a una scena quasi irreale. «Non chiedetemi niente, non ho parole». Cammina verso la macchina dei carabinieri e quando i cronisti si avvicinano Boretti allunga il passo e non se la sente di raccontare quello di cui è stato unico testimone. Uno choc che l’ha inebetito fino all’arrivo dei soccorritori e dei carabinieri. Gli fanno coraggio anche i dipendenti del Bagno Imperiale. «Le avevo detto di non entrare», spiega ai militari e anche alla persona dall’altro capo del telefonino a cui confida lo sconforto per una morte a distanza ravvicinata che l’ha stravolto. Lo hanno sentito i militari della Stazione di Tirrenia e della Compagnia per ricostruire un episodio all’apparenza chiaro nel suo sviluppo fino all’epilogo fatale. La coppia era a Tirrenia per trascorrere una giornata al mare e nell’occasione ci stava bene anche il “pellegrinaggio” alla cattedrale laica della musica spara-decibel, l’Imperiale, con performance da maratona che iniziavano a mezzanotte e finivano a mezzogiorno. La passione comune per quella discoteca simbolo li aveva portati a Tirrenia.
Una trasferta a cui abbinare anche una tappa in spiaggia. Dopo il passaggio al bar per un caffè e mettersi i costumi, la foto ricordo nel giardino tra le colonne del vecchio accesso dell’Imperiale è stata anche l’ultima volta insieme per Eleonora e Marco. Che al passaggio del cadavere nel sacco verde si è fatto il segno della croce e ha accompagnato con lo sguardo Eleonora con la mano destra sul cuore mentre veniva caricata sul furgone della Pages. –
p. b.
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