Il Tirreno

Livorno

la decisione dei familiari del presule 

L’anello episcopale di monsignor Piccioni torna a Livorno: è stato donato alla diocesi

Apparteneva al vescovo che  ha guidato la curia livornese dal ’21 al ’59: mai nessun altro nella storia è stato al timone per un periodo così lungo  

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO.

Nella storia della diocesi di Livorno nessun altro vescovo è stato in carica quanto lui: monsignor Giovanni Piccioni è rimasto al timone della Chiesa livornese per quasi quarant’anni morendo nel ’59. A distanza di oltre sessant’anni torna “a casa” l’anello episcopale di questo presule che ha segnato la storia del cattolicesimo nella nostra città: verrà collocato nel museo diocesano (che ha sede all’interno del quartier generale della curia in via del Seminario), troverà posto accanto ad altri cimeli che riguardano monsignor Piccioni.

L’ha riportato la bisnipote Gloria che l’ha consegnato al vescovo Simone Giusti, come reso noto dalla curia attraverso il proprio giornale on-line che sottolinea come il gioiello abbia «valore non tanto economico quanto simbolico». Consegnandolo alla diocesi, Gloria Piccioni ha tenuto a ribadire come lo zio considerasse «Livorno come la sua casa».

Il vescovo Giusti l’ha accompagnata attraverso i corridoi della curia e questo, come viene riferito, ha consentito alla nipote di tornare con la memoria ad alcune giornate di quand’era bambina e insieme ai genitori faceva visita allo zio vescovo. La visita ha toccato anche la sala del vescovado che è stata intitolata proprio a mons. Piccioni: all'ingresso è stato collocato lo stemma del vescovo nato nel 1876 a Longone Sabino e morto all’età di 82 anni.

Era arrivato a prendere il posto di monsignor Sabbatino Giani nel ’21, poche settimane dopo la nascita del Partito comunista, lui che a Pistoia era stato anche un combattivo consigliere comunale del Partito popolare. Piccioni, che per quasi un decennio si è occupato anche della diocesi di Massa Marittima, reggerà la Chiesa labronica fino alle soglie del Concilio, nel ’59. Pochi anni prima, il fratello Attilio, fra i fondatori della Democrazia Cristiana e una delle figure di primissimo piano al fianco di Alcide De Gasperi, era stato impallinato nella successione come numero uno scudocrociato, sostanzialmente ritirandosi dalla vita politica dopo che il figlio era ingiustamente stato accusato per la misteriosa morte di Wilma Montesi. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web