Gioco
Il busto di Santa Lucia battuto da Sotheby’s va al Museo di Città
Torna a Livorno l’opera di Wildt: per il tribunale è dell’Asl, ma l’Unione Ciechi l’aveva venduta a 666mila euro
LIVORNO. Alla fine è andata come il Tirreno aveva anticipato un anno fa ed è andata bene: la statua di “Santa Lucia”, opera dello scultore italiano Adolfo Wildt, sarà collocata al museo di Città. Divenendo dunque patrimonio dei livornesi e arricchendo l’esposizione permanente dei Bottini dell’Olio di un’opera d’arte dal valore accertato di quasi 700mila euro, che Sotheby’s, una delle più importanti case d’asta al mondo, ha definito “l’immagine per eccellenza del più eminente scultore simbolista italiano”. Si conclude così, finalmente, una vicenda complicata, paradossale, incredibile.
Come si ricorderà il busto di Santa Lucia, da tempo immemore presente nei locali Asl di via del Mare, era stato venduto in un’asta da Sotheby’s dalla sezione territoriale di Livorno dell’Unione Italiana dei Ciechi che deteneva quei locali quale sede e che, ritenendosene in buona fede proprietaria, voleva ricavarne fondi per le proprie attività solidaristiche.
Dopo la vendita della statua nella casa d’asta londinese ad un prezzo di 485mila pound, all’epoca - era il 2015 - 666mila euro, arrivò una segnalazione da parte di alcuni associati dell’Unione Ciechi all’Asl stessa, che fino a quel momento era ignara di possedere quell’opera d’arte nel proprio partimonio e soprattutto del suo valore. Al punto che la statua era stata lasciata per decenni in un corridoio di via del Mare, alla mercé di chiunque.
Iniziò così una contesta tra la stessa Asl e l’Unione Ciechi sulla proprietà del busto, per il cui accertamento fu coinvolto il Tribunale Civile. Nel frattempo, la Casa d’Aste Sotheby’s, presso la quale il bene era stato messo all’asta e venduto a una cifra ragguardevole, recuperò la statua, d’intesa con i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Firenze, per metterla a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha poi riconosciuto l’Asl come legittima proprietaria.
L’Unione, dando esecuzione alla decisione, si è quindi accordata con l’azienda sanitaria, mentre il Gip del tribunale penale di Livorno, su richiesta della Procura della Repubblica, ha escluso la presenza di fatti di rilevanza penale, disponendo l’archiviazione del procedimento. Ora finalmente l’ultimo capitolo: l’opera rientrerà presto nella città di Livorno e verrà destinata al Museo di Città.
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