Gioco
Ma il Pci lo contesta «Quella bandiera non gli appartiene»
LIVORNO
Dopo la consegna a Giani della bandiera comunista sul palco di via dei Pescatori, è arrivata la replica del candidato alla presidenza della Regione del Pci, Marco Barzanti. «Lo capiamo, poveretto. Appartiene a un partito che non ha più valori e che alla guida della Toscana ha fatto solo danni. Il fatto che nei suoi comizi sventoli o anche solo prenda in mano la bandiera del Partito comunista italiano dimostra tutta la sua fragilità e inconsistenza politica. Evidentemente ha capito di non essere un candidato vincente e cerca di recuperare tirando fuori la bandiera del Pci, visti gli alti valori storici e morali del nostro partito, che con il Partito democratico, il partito di Giani, non ha nulla a che fare», dice Barzanti.
«Se voleva i comunisti, doveva rivolgersi al Partito comunista italiano, che però avrebbe rimandato al mittente ogni invito - continua il candidato del Pci -, ogni proposta del Pd, perché noi siamo tornati non per cercare alleanze o fare inciuci, ma per ridare speranza alla Toscana, per porci come forza di governo e cancellare il malgoverno di Martini e di Rossi, gli ultimi due presidenti espressi dal Pd, partito neoliberista che in Toscana ha svenduto la sanità e privatizzato anche l'aria», aggiunge Barzanti.
«Per questo diffidiamo pubblicamente Giani a sventolare la bandiera di un partito che non è il suo, non è mai stato il suo, non può essere il suo e soprattutto che è in competizione elettorale con lui».
Anche il commento di Luigi Moggia, segretario della federazione livornese del Pci, è molto duro: «Quando sul profilo di Gazzetti ho visto quella foto, sono trasecolato. Ma poi ho capito. Giani è venuto a Livorno, in una città storicamente comunista, per tentare di giocare sui sentimenti della gente. Ma i livornesi sanno bene che prima con Cosimi, poi con Rossi, la loro città è stata trattata dal comune di Livorno e dalla regione Toscana come una cenerentola. Sanno tutto questo e non si faranno incantare dalle messe in scena. Soprattutto i livornesi sanno che il Pd non ha nulla a che vedere con il Pci e la sua gloriosa storia fatta di lotte per la democrazia e per i diritti dei lavoratori».
«Il Pd ha da tempo abbandonato l'idea del socialismo per abbracciare il liberismo più bieco e sfrenato - continua Moggia -. Al governo il Pd ha alimentato una macelleria sociale inaccettabile stringendo alleanze con il sistema finanziario ed i grandi imprenditori. Idem in regione Toscana. Che vuole, Giani, dal nostro simbolo? Lo lasci stare. Lui, sventolando la bandiera rossa con la falce e il martello, cerca di ingannare l’elettorato».
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