Il Tirreno

Livorno

La statua di Cavour pagata con le tombole accanto alla via del barone contestato

Mauro Zucchelli
La statua di Cavour pagata con le tombole accanto alla via del barone contestato

L’ex via Leopolda puntava dritto dal duomo al campanile del santuario di Montenero (ma forse sbagliando di poco la mira) Quante polemiche per cambiare denominazione alla strada intitolata a Ricasoli: stava con gli austriaci contro i livornesi

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LIVORNO. Il pluralismo delle religioni, delle culture, delle nazionalità: Livorno è una città di “ponti” fra mondi. Ma soprattutto di ponti sull’acqua: anche se li snobbiamo e li chiamiamo “fossi”, neanche fossero botracci di periferia senz’arte né parte. Ponti che diventano perfino piazze. Solo che non ci siamo accorti che, oltre al Voltone, abbiamo anche il “Voltino”: anche piazza Cavour è una piazza-ponte. Magari più piccola, magari soltanto per metà.

Peccato che la piazza sia snobbata anch’essa: è nel bel mezzo fra la “city” del commercio (via Ricasoli) e quella delle banche (via Cairoli). Al confine fra la Livorno medicea degli inizi, chiusa dentro il Pentagono, e l’espansione ottocentesca degli Asburgo-lorenesi: non a caso lo chiamarono via Leopolda – proprio dal nome due volte granducale - l’asse che dal duomo tira dritto come una palla di fucile in linea d’aria fino al santuario di Montenero (però, a dar retta a qualche spiritaccio anticlericale dell’Italia crispina, mancando forse d’un buon duecento metri l’orologio marca Trebino del campanile vallombrosano in cima al Colle).

L’abbiamo visto che la toponomastica è una variabile assai dipendente dall’aria che tira: inutile dire che, dopo la fine del Granducato e l’unificazione sotto i Savoia, l’intitolazione a Leopoldo avesse i giorni contati, forse i mesi o più realisticamente gli anni. Prima della fine dell’Ottocento, comunque, il tratto alle spalle della cattedrale l’avevano già ribattezzato sotto il segno del martirio dei fratelli Cairoli nelle guerre risorgimentali (con le donne della dynasty a rifiutare onori e prebende mentre l’ultimo del casato diventava invece parlamentare per 9 legislature, leader politico e perfino premier per qualche mese). Proseguirà con la via intitolata al barone Bettino Ricasoli: come ricordava il nostro inviato molto speciale Aldo Santini, «Ricasoli è la bestia nera dei livornesi».

Un modo di dire, la battura arguta d’una penna polemica? Mica tanto, se l’editore Corrado Nocerino raccontava al taccuino di Luciano Donzella di aver avviato una battaglia per cambiar nome a questa centralissima via dello shopping: «Motivo? Il barone Ricasoli era nel suo landò a Salviano, e aizzava gli austriaci che sparavano su Livorno; poco dopo assistette senza battere ciglio alla fucilazione del patriota Bartelloni. Può bastare?».

E se pensate che stiamo parlando del trapassato remoto, vale la pena di sfogliarsi in archivio le cronache del Tirreno: «Per l'attuale via si trovi un nome che faccia riferimento alla Costituzione repubblicana ed ai suoi valori che affondano nel Risorgimento e nella Resistenza». Non lo chiedevano barbuti tipacci d’inizio Novecento bensì il fronte dei partiti dell’Unione, cioè l’alleanza che includeva Ds, Margherita, Pdci, dipietristi e Rifondazione Comunista allargata in questo caso a Marco Cannito: nella disperata difesa di Livorno nel 1849 il barone Ricasoli stava dall’altra parte della barricata, era con gli austriaci.

In mezzo c’è piazza Cavour: quanto di più beffardo se andiamo a rileggere proprio le pagine di Santini che descrivevano il (pessimo) rapporto fra il barone fiorentino e il conte piemontese gran regista dell’unificazione d’Italia sotto l’egemonia moderata.

Possiamo tornare a far riferimento alle cronache del canonico Giuseppe Piombanti datate 1873 per ascoltare la descrizione di questa "bella piazza, ingrandita dopo l'allargamento del ponte nel 1862, circondata da ampie e pulite abitazioni moderne, nella quale fanno capo grandi e regolari strade". Curioso è il racconto dell'iniziativa per raccattare quattrini a sufficienza per commissionare una statua a imperituro ricordo di quel Camillo Benso conte di Cavour che ha funestato gli amarcord di tanti liceali. Ce la fecero bussando all'uscio di un po' di famiglione livornesi ma anche con «tredici pubbliche tombole eseguite sulla piazza Mazzini». Gliela dedicarono al principio del mese di giugno 1871: era il decimo anniversario della morte del Nostro e da poche settimane era stato simbolicamente completato il Risorgimento con la proclamazione di Roma capitale. Per tutto il monumento i livornesi spesero 109.577,51 lirette di allora. Poco solo all'apparenza: con i coefficienti di rivalutazione, siamo nell'ordine dei 510mila euro. Per una statua che francamente non è proprio finita sui libri di storia dell'arte. Non solo: come raccontano i giornali dell'epoca, non mancò chi se la prese perché quel conte con la mano in tasca sembrava fare lo sbruffoncello scortese piuttosto che avere una posa amica o informale. Buffo che fosse proprio ai piedi di un ultrà doroteo come Cavour il campo base di una bella fetta di Sessantotto e dintorni...

Bisogna ammettere però che quell’atteggiamento del conte-statua è forse il ghigno un po’ perplesso di chi si è reso conto che in realtà questa piazza non è entrata nel cuore dei livornesi. Il Risorgimento e Cavour, beninteso, non c’entrano: c’entra semmai l’urbanistica, c’entra la viabilità. In linea puramente teorica adesso è uno spazio liberato dalle auto: eccezion fatta, sia chiaro, per la circumnavigazione del Fosso Reale a caccia di parcheggio.

A dire il vero, non c’è solo quello: la taglia secondo una curiosa geometria di sbieco l’itinerario dei bus che ne risparmia una fetta apparentemente pedonalizzata. Ma i pedoni è come se fossero sempre altrove.

Che sia un’incompiuta lo attesta il fatto che periodicamente salta fuori l’idea di renderla di nuovo attraversabile dalle auto. Bisognerebbe però ricordarsi che se ora non è granché come spazio collettivo, negli anni ’60-70 era una babele di auto che si incrociavano. E chi rimpiange quel caos – compresa l’immancabile via Ricasoli ridotta a camera a gas – forse ha solo i ricordi annebbiati.

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di Redazione web