Il Tirreno

Livorno

Mandalis: nelle foto amarcord il fascino delle nostre radici ancora da riscoprire

roberto riu

Parla il presidente dell’associazione Livorno Come Era: «Le devastazioni della guerra (e le scelte della ricostruzione) hanno cambiato l’identikit della città, è bello andare a esplorare attraverso le immagini il nostro passato remoto»

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l’iniziativa



Le Terme del Corallo, via Vittorio Emanuele, la veduta del porto dall’alto, i Magazzini Kotzian, il viale Regina Margherita: sono solo alcune delle foto storiche raffiguranti la Livorno di un tempo adesso in omaggio col Tirreno dando vita ad una collezione di 24 immagini d’epoca: è un’iniziativa editoriale resa possibile grazie alla collaborazione con gli archivi di Leo Gattini e di Ilio Nencini e con l’associazione culturale “Livorno come era” presieduta dal prof. Giorgio Mandalis.

Proprio al prof. Mandalis chiediamo un commento su questo progetto avviato dal nostro giornale che ci fa vedere una Livorno di circa un secolo fa, una Livorno che in gran parte non c’è più, comunque assai diversa da allora essendo stata profondamente modificata soprattutto a causa degli eventi bellici che costituiscono una evidente cesura fra un prima ed un dopo: «Questa iniziativa – afferma – è senza dubbio un’operazione culturale che risponde alla ricerca di conoscenza di come eravamo. Ci permette di confrontare le differenze con l’attualità ed anche rilevare cosa eventualmente è rimasto immutato. Livorno ha, d’altronde, sofferto molte distruzioni durante la guerra e la ricostruzione ha poi seguito criteri diversi. Per ricostruire il Faro, ad esempio, sono state riutilizzate le stesse pietre e quelle provenienti da cave vicinali, riproducendolo fedelmente, mentre la piazza Grande e la via Grande sono state rifatte completamente».

A questo va aggiunto che l’espansione della città nel dopoguera ha modificato anche l’assetto urbanistico facendo progressivamente perdere alla piazza Grande ed alla via Grande la sua centralità: «La via Grande, già via Vittorio Emanuele, già via Ferdinanda, era narrata nei diari dei viaggiatori che sbarcavano a Livorno parlando di un grandissimo emporio dove si trovavano merci anche difficilmente reperibili. Era insomma l’occasione per uno shopping di alto livello. Così è stato nel ’700, nell’800 ed anche nel ’900 sino alla guerra. Poi negli anni ’50-’60 c’è stato il boom economico e la città si è ripresa. In seguito però il centro si è decentrato spostandosi verso il sud della città. E piazza Grande, ad esempio, perdendo la centralità urbanistica ha perso anche come punto di aggregazione sociale. È tutto cambiato».

Ma ci sono diverse altre foto che ci fanno vedere Livorno anche durante il cambiamento, nel passaggio cioè da un’epoca all’altra. Appare significativa in tal senso la veduta panoramica del porto dall’alto: «Quella è un’immagine abbastanza romantica. Vi si coglie quel momento di grande trasformazione fra l’antico ed il moderno, dove insieme ai velieri osserviamo diversi piroscafi. È una foto degli anni ’10 del Novecento. Non si vede infatti il silos. In compenso l’orizzonte è punteggiato di ciminiere, quelle degli stabilimenti di Torretta. Va inoltre rilevato come gli autori delle cartoline privilegiassero al tempo le testimonianze della modernizzazione».

È interessante poi cogliere il mutamento dell’arredo urbano, ad esempio, la forma dei lampioni, della moda guardando gli abiti delle persone ritratte nella loro quotidianità oppure dei mezzi di trasporto dove in qualche foto compaiono contemporaneamente la carrozza a cavalli, il tram elettrico e l’automobile che diventerà poi uno dei fondamentali espedienti di datazione dell’immagine. Fra quelle già pubblicate una foto storica molto particolare è quella che ritrae una banda musicale all’inaugurazione delle Terme del Corallo: «Quella foto ritrae i “Garaventini”, erano ragazzi orfani di Genova per i quali Niccolò Garaventa fondò una scuola per toglierli dalla strada e fargli apprendere un mestiere. Qualcosa di simile al “Refugio” di Livorno oppure ai “Martinitt” di Milano».

Alla realizzazione di questo progetto editoriale ha collaborato, come detto in apertura, l’associazione “Livorno come era”, un sodalizio nato come gruppo Facebook una decina d’anni fa per iniziativa di Spartaco Vivaldi, mentre l’associazione culturale, da cui è derivata, nasce invece nel 2015 venendo presieduta dal prof. Giorgio Mandalis. La seguitissima pagina Facebook, sulla quale ogni giorno vengono postate e commentate molte immagini d’epoca di Livorno, può vantare più di trentamila followers, alcuni dei quali residenti all’estero.

L’associazione, che ha sede presso il Museo di storia naturale del Mediterraneo, è invece attiva organizzando iniziative come “Le foto nel cassetto”, in collaborazione col Tirreno e con la quale si invitano le persone ad esporre immagini, del proprio archivio familiare. Promuove inoltre ogni anno una decina di conferenze nell’auditorium del Museo di storia naturale che riscuotono sempre un notevole interesse e che purtroppo hanno subito una battuta d’arresto a causa del lockdown. È però di poche settimane fa un ottimo risultato ottenuto nella conferenza dedicata alla “Livorno al mare”, ospitata all’aperto nel Parco dei Platani del Museo in collaborazione con la Galleria d’arte “Le stanze” ed il pittore Massimo Lomi. —

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di Redazione web