Gioco
Il Partito Comunista si presenta «Vogliamo ribaltare il sistema»
Lo schieramento politico guidato da Lenny Bottai pronto alla sfida alle urne «Né Giani, né Ceccardi né 5 Stelle, siamo sangue nuovo nelle arterie della città»
LIVORNO
Il Partito Comunista scende in campo alle elezioni regionali. E lo fa dopo un anno intenso di lavoro in città, in cui si è radicato tra i lavoratori ed in molti quartieri popolari. La formazione politica di sinistra, guidata dell’ex pugile Lenny Bottai, spiega le ragioni che l’hanno spinta a gettarsi nell’affascinante sfida con vista sulla Toscana.
«L’importanza di rappresentare Livorno in Regione dietro questo simbolo è difatti basilare per ricordare che la visione Firenze centrica di Giani, come del suo predecessore Rossi, finirà di distruggere l’economia di questo territorio, ridotto a una pattumiera della Toscana nei suoi progetti, mettendo molte famiglie sul lastrico. L’alternativa populista destrorsa Ceccardi - scrive il Partito Comunista - significherebbe altrettanto un disastro, ciò che vediamo a Pisa ne è un palese esempio, neppure nell’unico tema su cui giocano la loro campagna elettorale - sicurezza e degrado - sono riusciti a migliore la città.
La nota del Pc prosegue: «Queste due facce della stessa medaglia si sono alternate in questo paese negli ultimi vent’anni dimostrando che non hanno risposta per i temi importanti: casa, lavoro, scuola, sanità, per l’asservimento alla trojka europea con continui tagli ai diritti. L’Italia è un paese dove sempre meno persone accumulano ricchezza e sempre più persone stentano ad arrivare a fine mese. L’emergenza sanitaria l’ha dimostrato. Davano soldi alla Fca, che ha sede in Olanda per pagare meno tasse, e in attesa per la cassa integrazione c’erano milioni di operai; tessevano lodi agli eroi medici e infermieri in Lombardia ma facevano leggi per esautorare i datori di lavoro dalle responsabilità nei loro confronti, anche in caso di negligenze gravi, se contraevano il virus; mentre davano miliardi all’Unione Europea e alla Nato, chiudevano negozi a cui offrivano solo prestiti, le partite Iva finivano sul lastrico e le grandi aziende che producevano in deroga per il veto di Confindustria sul lockdown, con i contagi che aumentavano nelle fabbriche».
Il Partito Comunista, poi, aggiunge: «I primi dieci paperoni del paese hanno 100 miliardi di patrimonio e fanno la bella vita mentre 5 milioni di persone vivono in soglia di povertà ed il reddito medio è di 1200 euro al mese, con il 15% di lavoratori che vive con 8mila euro l’anno. Mentre ciò accade la destra parla solo di degrado e immigrati, senza mai dire poi chi li causa, viaggia nei quartieri popolari sfruttando la rabbia di chi vive il disagio, ma senza dire che è colpa della distribuzione di ricchezza e diritti, e senza dimostrare poi dove governa come si fa, tanto la cosiddetta sinistra pensa a salvare le banche ed i Benetton mentre cancella l’articolo 18 e si inventa il jobs act. Noi siamo lontani da questi due mostri, come dal terzo incomodo che a fasi alterne li sorregge ed ha tradito tutti i suoi cavalli di battaglia come i Cinque Stelle. Questi entrati nella stanza dei bottoni da anti-casta sono diventati casta, politici di professione. Pensiamo - si legge ancora nel comunicato - al ministro Costa che in qualità di ministro degli italiani in un’intervista recente ha detto che il progetto del mega inceneritore Eni di Livorno si potrebbe bloccare, ma probabilmente solo se venisse eletta la Galletti. Pubblicità di partito dagli anti partiti, e da un ruolo che dovrebbe astenersi da questi spot sotto elezioni. Il Partito Comunista propone un ribaltamento del sistema vigente, unica soluzione per non finire sul lastrico in un paese dove il patrimonio è accumulato nelle mani sbagliate: l’1% del paese che detiene la ricchezza del 70% più povero. Noi siamo il sangue nuovo nelle arterie della città» —
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