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«L’Università meglio qui poi bisogna andare via» “Fuga” di un archeologo dal Crocino a Zurigo
Matteo Lorenzini ha lavorato per numerose facoltà in Europa e a settembre tornerà per sposarsi a Parrana San Giusto
la storia
«L’Università è migliore qui ma poi per fare esperienza e lavorare bisogna andare via». Parola di un archeologo nemmeno quarantenne che ha girato varie università in Europa e nel mondo (fino alla Stanford University). «Certo il luogo in cui vivo non è mai come quello in cui sono nato - racconta Matteo Lorenzini - ma mi permette di lavorare. E purtroppo in Italia non ci sono opportunità e credo che ce ne saranno poche anche in futuro. Nel mio paese l’archeologo non l’avrei mai fatto». LO studioso ha 38 anni ed è originario di Collesalvetti, «del Crocino», precisa.
Attualmente lavora al politecnico federale dello Svizzera, esattamente al dipartimento di storia, segue progetti che riguardano la digitalizzazione dei beni culturali collaborando con l’Unesco, il Getty museum e l’ Unione europea.
Matteo Lorenzini si è lauretao in archeologia medievale a Pisa, dopo ha fatto la scuola di specializzazione all’università di Sassari, ha vinto una borsa di studio alla Stanford University in California. «Subito dopo la laurea - racconta - sono andato a lavorare al ministero dei beni culturali a tempo determinato, mi occupavo di infrastrutture digitali per i beni culturali nel progetto Cultura Italia, la “ digital library italiana” , una biblioteca digitale che raccoglie le risorse culturali del paese, dal reperto al dipinto di musei e collezioni a cui collaboravano vari istituzioni, dagli Uffizi all’Accademia di Brera. In modo tale da offrire alle persone a casa quello che si trova nei musei». Non ha rinunciato però anche alla parte più romantica del suo lavoro, quello dello scavo, perché «digitalizzare e scavare sono complementari e il bene culturale deve essere messo a disposizione di tutti: trovo un’anfora produco una mole di dati che poi condivido con la collettività attraverso una digital library». Da qui è passato a seguire gli stessi progetti a livello europeo e si è trasferito a Vienna lavorando per 4 anni al progetto Parthenos. Poi, da un anno e mezzo, è passato a Zurigo occupandosi sempre di “digital library” quelle per cui se, per esempio, su Google si digita “Colosseo” non ti fanno comparire la fermata della metro ma il Colosseo vero e proprio.
«Tornare in Italia al momento non è possibile - racconta dal suo ufficio a Zurigo - perché non c’è la possibilità, credo nemmeno nel lungo periodo. Qui faccio quello che mi piace e comunque mi ritengo un privilegiato».
Matteo Lorenzini però tiene a precisare che «la formazione che ti fornisce l’università italiana non viene data altrove, nelle nostre facoltà devi studiare, non fanno sconti. Però il consiglio che posso dare è di fare esperienza all’estero anche perché ora ci sono un sacco di programmi finanziati dall’università italiano, come l’ Erasmus e l’Erasmus plus. Sono a disposizione per tutti i dipartimenti e le borse di studio vengo offerte anche chi non ha voti al top. L’importante è avere le idee chiare».
Il 13 settembre tornerà a casa, verrà per sposarsi con Alina, conosciuta a Vienna, a Parrana San Giusto.
Ma siccome torna spesso si è messo a disposizione anche per aiutare la sua comunità
«A me piacerebbe contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale di questa zona - aggiunge ancora - penso all’acquedotto leopoldino e alla mansio romana anche perché ci sono bandi che vengono pubblicati con cadenza annuale di cui si potrebbe usufruire». —
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