Il Tirreno

Livorno

L’“Effetto con distanza”convince e gli artisti regalano tante emozioni

Simone Fulciniti
L’“Effetto con distanza”convince e gli artisti regalano tante emozioni

Il sindaco: «La zona ampliata e le prenotazioni degli eventi funzionano. Soddisfatti i commercianti»

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Se stessimo parlando di una partita di calcio, potremmo affermare che il primo tempo si è concluso con la squadra di casa in vantaggio. Tirando infatti le somme della prima tre giorni dell’edizione numero 35 di Effetto Venezia, la kermesse è scivolata via nel modo auspicato dagli organizzatori, consentendo alla cittadinanza di usufruirne col giusto equilibrio tra sicurezza e divertimento. Qualcuno ha scritto per terra “Effetto distanza”, un gioco di parole divertente, forse azzeccato: perché le distanze sono state rispettate, le mascherine indossate, e le eccezioni registrate, rarissime. Un paio di assembramenti sabato e una coppia che non voleva indossare la mascherina: situazioni che per gli organizzatori sono state fisiologiche in un contesto che abbraccia un territorio allargato. Livorno ha risposto bene denotando senso di responsabilità. Una nota di merito, per l’organizzazione, va agli steward, ai volontari, alle forze dell’ordine, che si sono impegnati senza soste, presidiando gli accessi e le strade. «Abbiamo avuto attenzione e attenzione - commenta il sindaco Luca Salvetti - alla fine di questi tre giorni le scelte sono state azzeccate, dalla formula ampliata per diluire le presenze in una zona più grande, alla scelta delle prenotazioni online . In più c’è stato un riscontro positivo per gli esercizi commerciali che hanno lavorato soprattutto sabato e domenica». E aggiunge: «Riguardo alle mascherine il 90 % avevano le mascherine e al 10% restante, che si è presentato senza, abbiano spiegato che dovevano aggiungersi agli altri».

Il resto lo hanno fatto loro, gli artisti, riempiendo le piazze di gente e regalando qualche ora di spensieratezza in un periodo di incertezze. Giobbe Covatta, che col suo stile inconfondibile, ha mosso la folta platea di piazza del Luogo Pio a sorridere e pensare, cospargendo lo spettacolo di spunti di riflessione. È stata la prima esibizione in assoluto, che ha anticipato quella meravigliosa di Bobo Rondelli, che (per due sere di fila) ha incantato i presenti in piazza della Repubblica: il popolare cantautore labronico ha cantato i suoi pezzi migliori, dialogato col pubblico, trasportandolo in un immaginario “ottovolante” di emozioni. Immerso in una scenografia suggestiva, chitarra, pianoforte e voce, Rondelli conferma di essere una delle anime elette di Livorno, capace di arrivare dritto al cuore. Anche piazza XX Settembre ha ospitato un fuoriclasse assoluto: Paolo Migone, nato a Genova ma livornese d’adozione, per anni elemento di punta della trasmissione Zelig. Stavolta in versione estiva (senza il suo proverbiale soprabito bianco), in bermuda, infradito e camicia rossa sgargiante, il comico ha presentato un collage, sapientemente assemblato, di alcuni monologhi televisivi, concludendo con quello che definisce uno dei suoi più difficili: « in certe zone d’Italia non lo capiscono».Un frammento di comicità surreale, geniale, intriso di tempi perfetti e gestualità sopraffina.

Singolarissima invece la performance di Michele Crestacci, nella seconda serata al cubo di piazza del Luogo Pio. L’attore col suo “Un anno vissuto pericolosamente” ha tenuto il pubblico sul filo per oltre un’ora, affrontando quella che ha definito la sua prova più difficile. «Sono padre da poche ore, e sarebbe più opportuno che fossi a casa con la famiglia. Che ci sto a fare qua sopra. Non so cosa raccontarvi». Invece di cose da dire Crestacci ne ha avute eccome, spaziando tra numerosi argomenti, con un occhio costantemente puntato su una raccolta di poesie di Caproni. Ma in mezzo a questi nomi altisonanti, la manifestazione ha saputo proporre tanto altro e di più.

Palcoscenici minori, leggermente defilati, hanno comunque regalato momenti di notevole interesse: basti pensare alla magia di suoni e colori della compagnia Ribolle in piazza dei Domenicani, alla Old Livorno dixie band, irresistibile in piazza Cavallotti, al vernacolo di Gino Lena in piazza dei Legnami con quelli del Vertigo. La lista sarebbe lunghissima, e va da Stefano Massini a Sandro Veronesi, eroi della parola. E poi le mostre di fotografia, come Cinex, un viaggio straordinario tra i teatri e i cinema che non esistono più, e l’affascinante focus sul Remo Livornese, del trio Dani, Mainardi, Amore Bianco. Tre declinazioni differenti per una grande tradizione. —

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