Il Tirreno

Livorno

«Compensato orribile» La Terrazza fa piangere livornesi doc e turisti

Simone Fulciniti
«Compensato orribile» La Terrazza fa piangere livornesi doc e turisti

Tutti criticano le “toppe” di legno sistemate dall’amministrazione comunale C’è chi punta il dito contro il sindaco e chi lo difende: «È bravo, diamogli tempo» 

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/ LIVORNO

«È peggio di un picchio in un occhio!», osserva l’ignoto ciclista che sfreccia sul lungomare. La sintesi perfetta del pensiero comune di livornesi (e non), che si muovono sulla scacchiera della Terrazza Mascagni, delusi e quasi colpiti dalle cattive condizioni in cui versa, e da quell’assurdo “rattoppo” fatto di compensato (dipinto di grigio), di cui Il Tirreno si è occupato nei giorni scorsi.

«Una cosa indescrivibile - dice Maurizio Franceschi -. Inguardabile. E chi di dovere pensa bene di spendere denaro per Effetto Venezia. Scelte sbagliate, che denotano scarsa competenza e contraddizioni enormi. Questa è la vetrina della città, dovrebbe avere la priorità su tutto il resto». Più cauto Francantonio Samsa. «Il compensato, certo, non è il massimo. Ma credo che l’amministrazione abbia cose più importanti a cui pensare adesso, come la condizione delle persone disagiate, che hanno bisogno di aiuto. Fu fatto qualcosa anni fa, da una ditta di Avellino: un restauro veloce, prima che sparisse. L’importo per i lavori non è quantificabile, ci vorrebbero ditte specializzate. Le risorse sono limitate, e il Covid ha dato il colpo di grazia. Situazione complicata». Pino Rossi, porta sempre con se una fotografia che lo ritrae “in loco” con la moglie negli anni Cinquanta. «È malandata. Dal 1957 frequento la Terrazza, è sempre stata uguale. Il sindaco è appena arrivato, sono fiducioso che presto farà qualcosa. Lo conosco, so quanto vale, è molto bravo. Si sta occupando di altre cose, per dare un po’ di respiro ad una città che ha sofferto parecchio il lockdown. Diamogli tempo».

Cinzia Ferrari viene da Mantova ed è seduta proprio a due passi dal compensato. «L’immagine parla da sola, questa “pezza” è assai discutibile. La manutenzione lascia a desiderare, ma la gente guarda il punto di vista generale, e non fa troppo caso ai problemi strutturali. A Mantova ci sono situazioni simili, tutto il mondo è paese. Il bello comunque supera alla grande il brutto, e a me piace moltissimo».

«Squallida - tuona Attlio Tarabugi - , e si vede dal rattoppo, di cui avevo letto e son venuto a verificare di persona. Potevano farlo un po’ meglio. La terrazza Mascagni è la cosa più bella, la più visitata, un’attrazione turistica assoluta. Menomale che a Livorno c’è il mare, se non ci fosse, sarebbe un grosso problema. E’ opportuno un intervento importante, e al più presto». Critica anche la posizione di Greta Valotti, turista che giunge da Monza. «La terrazza mi ha delusa, è disadorna e malcurata: a Monza le poche cose che abbiamo, sono tutelate meglio. Sarebbe bello fosse circondata da un’erbetta verde, invece del deserto attuale. Ci vorrebbe più impegno, e l’impatto per il turista che arriva cambierebbe totalmente».

Armando Lenzi, dalla terrazza ci passa tutte le mattine. Cammina per ragioni di salute. «Deve essere ristrutturata, ma non so se ci sono fondi sufficienti. Inoltre c’è poco controllo, non vedo mai un vigile a dare un’occhiata. Livorno sembra piccola, ma non lo è, le cose da fare sono tantissime. Questa è una bellezza che hanno in pochi, neppure le grandi capitali. Ma noi non le diamo valore e mi dispiace tanto».

Nostalgica la posizione di Esterina Nini. «Le condizioni non sono buone ma l’adoro; ci venivo con mia sorella da bambina. Mi piace il mare, per me la terrazza è un luogo del cuore. La gente ne ha poco rispetto, basta guardare i rifiuti che vengono abbandonati a destra e a manca». Le fa eco il fotografo Costabile Giannella, visibilmente contrariato. «Ci sarebbe da fare tanto lavoro, non capisco perché non si trovano i soldi, quando in altri luoghi, le scuole ad esempio, si spende per lavori talvolta eccessivi. L’attrazione principale viene trascurata. Le spallette sono devastate. Paradossi inspiegabili».

Livornese d’adozione, la disillusa Michela Di Nardo si sofferma incredula. «È indecente. E non avevo ancora visto il compensato, pitturato, terribile. Quando arrivai a Livorno nel 1982, era invece straordinaria, il fiore all’occhiello, col pavimento in marmo. Un peccato davvero. Speriamo in tempi migliori». —

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