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La giunta ci ripensa «Le baracchine non le demoliamo» Ma il degrado resiste
L’assessora ora parla di «micro-rigenerazione dell’area» Le certezze attualmente sono incuria, sporco e cattivi odori
/ LIVORNO
Stop. Fermi tutti. Retromarcia. L’amministrazione ci ha ripensato. Le baracchine restano. Niente abbattimento.
La decisione è stata presa dalla giunta in questi giorni. Gli storici edifici – oggi in completo stato di abbandono - di fronte al moletto Nazario Sauro e nel corridoio vista mare che guarda allo Scoglio della Regina, rimarranno in piedi. Oggi “ospitano” degrado, sporcizia e nascondigli utilizzati da senzatetto e sbandati come bagno pubblico a cielo aperto.
E non è una sensazione, ma un dato di fatto testimoniato da un odore terribile e da “resti” abbandonati a terra che non lasciano scampo a interpretazioni. «Non me la sento di abbatterle, sono edifici storici», dice l’assessora ai Lavori pubblici, Silvia Viviani, ribaltando, con un colpo secco, le parole dell’assessore al Turismo, Rocco Garufo, pronunciate nel settembre dell’anno scorso in un’intervista al Tirreno – «In queste baracchine ci sono problemi strutturali incancreniti da anni – diceva Garufo – ormai intervenire con la manutenzione straordinaria non serve più: da una parte sarebbe uno spreco di soldi, dall’altra la questione della sicurezza non verrebbe risolta in modo definitivo» – e le dichiarazioni del sindaco, Luca Salvetti, arrivate alla fine del giugno scorso nell’ambito di un’iniziativa pubblica sul decoro urbano.
«C’è un progetto che prevede il loro abbattimento – aveva detto Salvetti in riferimento alle baracchine – e la loro ricostruzione secondo una nuova visione progettuale». Anche l’amministrazione a 5 Stelle, nel maggio 2019, era stata chiara: «Risulta anti-economico per il Comune qualsiasi intervento», aveva spiegato la giunta capitanata da Filippo Nogarin.
Fino a pochi mesi fa l’intenzione della “squadra” di Salvetti sembrava chiarissima. Primo step: demolire le tre baracchine del viale Italia che sono maggiormente degradate, le due chiuse all’altezza dello Scoglio della Regina e l’ormai ex Alpe. Secondo step: abbattere anche le altre tre strutture – Il delfino (oggi La coccinella) e le due che si trovano nella piazzetta di fronte all’Acquario – e ricostruire tutte e sei le baracchine con materiali diversi rispetto a una quindicina di anni fa, considerando tutti i problemi creati dal legno con il passare del tempo.
Poi il ripensamento. «Non le abbatteremo. Non riesco a immaginare una ruspa che demolisce le baracchine. Intanto abbiamo deciso di non demolirle». E ora? Cosa succede? Il Comune non tocca le baracchine, ma almeno toglierà il degrado? E soprattutto, quando lo farà?
«Procederemo con un micro-piano di rigenerazione urbana, per ristudiare le baracchine attualmente degradate, farle rivivere ed emanare bandi per le nuove concessioni».
La sensazione è che, al momento, l’amministrazione comunale non abbia ben chiaro come risolvere la situazione. Stando alle parole dell’assessora Viviani, non sembra esserci un progetto dettagliato per rianimare le “baracchine morte”. E anche sui tempi di realizzazione aleggia un grande punto interrogativo. Di certo, a oggi, c’è solo l’intenzione di non demolire gli edifici inaugurati in pompa magna - insieme alla bella passeggiata a mare - dall’amministrazione guidata dal sindaco Gianfranco Lamberti nel 2003. Chalet pensati dall’architetto Cristiano Toraldo di Francia, che però non hanno avuto, negli ultimi anni, un percorso fortunato tra mancata manutenzione, crolli di travi esterne, infiltrazioni, esposti dei gestori per problemi strutturali e contenziosi legali. Bellezze maledette che, nonostante tutto, il Comune non vuole cancellare. —
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