Il Tirreno

Livorno

Multato il Piper di Stagno per 2.500 euro: «Non avrei la Scia? Ho inviato tutto, hanno sbagliato»

Stefano Taglione
Daniele Di Batte mostra il verbale della municipale
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Daniele Di Batte mostra il verbale della municipale

Collesalvetti: nel mirino dei vigili la segnalazione certificata di inizio attività. «Ce l’ho, ma il Comune è in smart working, è tutto rallentato per il Covid-19»

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STAGNO. Gli hanno fatto una multa di 2.500 euro perché non sarebbe stato in possesso della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. È il documento fondamentale per poter iniziare a lavorare col suo nuovo Piper, il noto locale di Stagno che si è da poco trasferito da via Umbria a via Marx, sempre nella frazione colligiana. Così venerdì 7 agosto, alle 21.30, la polizia municipale di Collesalvetti si è presentata dal presidente dell’associazione che guida l’attività, Daniele Di Batte, che gli ha consegnato nelle sue mani il verbale di accertata violazione al codice del commercio, nella fattispecie la legge regionale 89 del 23 novembre 2018.

Ma lui – come spiega al Tirreno – della Scia sostiene invece di essere in possesso e di non averla avuta con sé solo nel momento del controllo, che ha poi portato al verbale di sanzione amministrativa, nel quale Di Batte ha fatto scrivere dagli agenti «di essere in possesso di regolare segnalazione certificata di inizio attività e di non poterla esibire per problemi burocratici relativi al Covid-19». «Il mio commercialista ha inviato la mail come previsto – spiega Di Batte – e in Comune la pratica risulta correttamente avviata. Il problema è che con l’emergenza coronavirus è tutto rallentato e alcuni uffici risultano ancora in smart working, ma io insomma ho tutto in regola».

La Scia è la dichiarazione che consente alle imprese di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva (artigianale, commerciale o industriale) senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti, in questo caso la polizia municipale di Collesalvetti. Alle verifiche di venerdì sera ha preso parte direttamente il vicecomandante colligiano e, dopo la dichiarazione resa da Di Batte, sono in corso ulteriori verifiche in Comune per capire se la segnalazione certificata di inizio attività lui ce l’abbia davvero, come sostiene al Tirreno.

«Due agenti della polizia municipale – ricostruisce l’imprenditore – si sono presentati nel locale e mi hanno fatto un verbale per dei documenti presentati in ritardo a causa del Covid-19. Ho mandato tutta la documentazione via mail come prevede il decreto ministeriale, ma non ho avuto risposte. Ho pagato 250 euro, l’affiliazione all’Asi (Associazioni sportive e sociali italiane) per 360 euro, 460 euro di affiliazione all’Acsi (Associazione centri sportivi italiani) e 980 di impatto acustico. Dove era la polizia municipale quando mi hanno rubato l’auto in piena quarantena e subivo cinque furti nel locale? La verità è che per la prima volta nella mia vita mi sono sentito schifato di lavorare a Stagno e di essere cittadino italiano».

Nel momento del controllo della polizia municipale all’interno del locale c’erano 24 persone, tutte tesserate come previsto dal regolamento in materia. «Mi sento vessato, perché essendo in una situazione complicatissima – prosegue Di Batte – stiamo attenti a tutto: garantiamo il distanziamento sociale, facciamo firmare a tutti la dichiarazioni sui sintomi da coronavirus e, anche a chi viene semplicemente a cena, obblighiamo a fare la tessera per poter usufruire dei servizi del locale. Sto sacrificando la mia famiglia per poter garantire a lei un piatto per mangiare e anche per pagare l’affitto del fondo. Caro sindaco (si rinvolge direttamente al primo cittadino Adelio Antolini ndr) io per fare questo mi alzo tutti i giorni alle 6 di mattina e me ne torno a casa alle 22 o all’una di notte nei fine settimana, bisognerebbe agevolare i giovani imprenditori che tentano di lavorare».

Nel recente passato, Di Batte, ha subìto pure diversi furti. Cinque solo a marzo fra la vecchia e la nuova sede secondo quanto da lui raccontato. «Mi hanno messo in ginocchio – prosegue – ma mi sono rialzato. Vorrei comprensione da parte del Comune». —
 

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