Gioco
Addio a Giuseppe Lezza l’assessore-gentiluomo che cambiò la politica
Aveva 75 anni, per 14 mesi nel 1994 ha fatto parte della giunta Lamberti. Aveva avviato la stagione dell’attenzione ai fondi europei. Sabato 8 agosto i funerali
LIVORNO. Si è fermato per sempre il cuore di Giuseppe Lezza, negli anni ’90 assessore nella giunta rosso-verde del sindaco Gianfranco Lamberti: avrebbe compiuto 75 anni fra poche settimane. Il suo nome era salito alla ribalta delle cronache all’improvviso in un mercoledì di metà febbraio di oltre un quarto di secolo fa con il balzo dalla vita professionale per entrare nella nuova giunta di Palazzo Civico nel bel mezzo di una stagione mille volte complicata.
Era un gentiluomo tranquillo e riservato, l’aplomb della buona borghesia campana – il padre era un importante commerciante, il suocero era sindaco – temperato da uno spirito british, da una pacata eleganza di modi e dal rigore di una laurea brillante. Fino a quel giorno di fine inverno ’94 Giuseppe Lezza si muoveva all’interno del perimetro degli addetti ai lavori: era “semplicemente” uno dei più apprezzati alti funzionari della piccola City labronica di via Cairoli, al timone del quartier generale livornese della Bnl, la grande banca che ancora non era finita sotto il tricolore francese di Bnp Paribas.
Da due anni esatti il ciclone di Tangentopoli si era abbattuto sul nostro Paese, già viste le immagini choc delle monetine contro Bettino Craxi davanti all’hotel Raphael a Roma e i suicidi eccellenti di Gabriele Cagliardi e Raul Gardini. A Livorno nel giro di nove giorni l’allora partito-guida (Pci-Pds), con la regia del sindaco Gianfranco Lamberti, liquida l’alleato socialista (che con Massimo Bianchi aveva in mano anche la delega all’urbanistica nella fase in vista del nuovo Prg) e sterza in direzione opposta verso l’area ecologista, mentre il consiglio si spezzetta in una babele di posizioni e distinguo (da sei gruppi si arriva a 13 differenti dichiarazioni di voto).
Cosa c’entra Giuseppe Lezza? In questo rivolgimento di alleanze, di stili e di persone, rappresenta il volto rassicurante del tecnico prestato alla politica in nome dell’idea di un periodo da “civil servant”. Entra in giunta insieme a Valeria Cioni, Paolo Castignoli, Giovanni De Peppo e Dario Matteoni. Neanche cinquantenne, va a occuparsi di programmazione economica: lo fa cercando di esplorare la "terra incognita" dei fondi europei (fra Interreg e regolamento 2081). Non è l’unica novità sulla quale si muove Lezza: è lui che studia per Lamberti una parte del dossier sulla trasformazione del Cantiere.
Non era del tutto digiuno di pubblica amministrazione perché aveva alle spalle una qualche esperienza nel consiglio d’amministrazione di una società collegata come Licosport (impianti sportivi), ma il suo nome voleva essere quello di un uomo di quella borghesia delle professioni che nella nostra città è stata troppo spesso alla finestra. Quella del “tecnico” fuori dai partiti era una novità di ruolo da lui rivendicata. È da aggiungere che anche nel periodo da assessore aveva manutenuto gli impegni con la banca: i familiari raccontano che «lavorava fino alle due di notte per riuscire a far tutto: aveva un forte senso della moralità e del rigore».
È solo una fase di traghettamento: durerà non più di 14 mesi perché nell’aprile dell’anno successivo sono previste nuove elezioni amministrative e nella squadra di Lamberti i giochi cambieranno ancora: è Lezza, proprio per la gravosità dell’impegno, a respingere l’invito a far parte delle giunte successive. Peraltro, dal settembre ’96 per tre anni lo troviamo nel consiglio d’amministrazione della Spil guidata da Giuseppe Angella (fra i consiglieri anche Giorgio Kutufà). L’esempio, insomma, di come l’impegno in politica e nelle amministrazioni possa essere anche una scelta a tempo: uno spazio civico in cui mettere a disposizione le proprie competenze. Salvo poi rientrare «nelle proprie scarpe», come avrebbe detto lui, e tornare al proprio mondo.
Lascia la compagna Maria Grazia e l’ex moglie Sandra, i figli Laura e Michele – lei fotografa di Getty Images, lui filmmaker di “8emmezzo” – con Luca e con Sarah, il nipote Martino. All’amica Laura e a tutti loro vada l’abbraccio del Tirreno in questo momento di dolore. I familiari, gli amici e quanti gli hanno voluto bene daranno l’ultimo abbraccio a Giuseppe Lezza nel pomeriggio di sabato 8 agosto alle 16,30 nella chiesa di San Jacopo. Un’altra funzione religiosa è prevista nella “sua” Nola, il borgo natale di Giordano Bruno del quale era originario.
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