Il Tirreno

Livorno

Spari a negozi e Arci, il questore: «Non credo si tratti di criminalità organizzata»

Stefano Taglione
Il questore di Livorno, Lorenzo Suraci
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Il questore di Livorno, Lorenzo Suraci

Livorno: Lorenzo Suraci mette in fila gli episodi del circolo di via Poerio, del minimarket e del kebab. «L'escalation sicuramente ci preoccupa, forse è uno squilibrato pericoloso»

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LIVORNO. «Gli spari alle saracinesche? È un’escalation che ovviamente ci preoccupa e speriamo che ora si sia fermata. Non sarà facile riuscire a risolvere la questione, anche perché non riusciamo a capire il movente comune, ma tenderei a escludere la mano della criminalità organizzata. Non è questo il classico modus operandi e probabilmente abbiamo a che fare con un pericoloso squilibrato. Non posso stabilirlo con certezza, ma non lo escluderei. Senza allarmismo non dobbiamo chiaramente sottovalutare nulla. La Squadra mobile e i carabinieri stanno lavorando incessantemente e seriamente».

A parlare è il questore di Livorno, Lorenzo Suraci, che parlando con i giornalisti sui continui controlli che da tempo ha predisposto in tutta la città (soprattutto nel fine settimana, con tutte le forze dell’ordine e il Reparto prevenzione crimine della Toscana che rinforza le volanti almeno otto giorni al mese) analizza il fenomeno degli otto colpi di pistola calibro 9x21 sparati, negli ultimi quattro mesi, contro le saracinesche del Royal Kebab di via Provinciale Pisana del pachistano Abid Hussain (tre lo scorso 30 marzo), dell’Asian Market di via Garibaldi di Alam Maksudul (tre il 19 luglio) e, alle cinque di mattina di domenica scorsa, al circolo Arci di Shangai, in via Poerio (due bossoli). «Nei primi due casi si poteva pensare che si fosse trattato di un qualcosa di legato a quel mondo, quello dei minimarket – prosegue Suraci – ma se mettiamo in fila tutti gli episodi il movente comune può sfuggire. L’ultimo caso un depistaggio? Stanno indagando i carabinieri e la Squadra mobile e le inchieste sono in corso. Le stesse vittime non sanno spiegarsi l’intimidazione e sostengono di non aver mai ricevuto minacce. Sono credibili e noi non dubitiamo delle loro parole. Che motivo avrebbe, ad esempio, il responsabile di un circolo Arci di negare di aver ricevuto delle minacce? Nessuno. Agenti e militari stanno lavorando incessantemente, anche perché siamo di fronte a fenomeni molto fastidiosi per tutta la città, oltreché pericolosi. Qualcuno chiede l’Esercito a Livorno? Lo chieda pure, vediamo se glielo danno».

Il lavoro degli inquirenti è incardinato da tempo verso una pista comune. Dietro i tre episodi – sul primo e sul terzo indaga la polizia, sul secondo i carabinieri – potrebbe esserci la stessa mano e la Squadra mobile, diretta dalla vicequestore aggiunto Valentina Crispi e la Compagnia di Livorno, guidata dal maggiore Guglielmo Palazzetti, si sono già confrontati per esaminare gli elementi in comune. Molteplici, come anticipato dal Tirreno: il calibro della pistola (9x21, quindi potrebbe essere la stessa arma da fuoco, comunque molto comune in Italia e nel mondo), la distanza di esplosione (sempre fra i 20 e i 30 metri), l’abilità dello sparatore (nel caso del Royal Kebab ha colpito tre volte la saracinesca con due persone all’interno neanche sfiorate, perché a giudizio degli inquirenti non voleva nemmeno ferirle, superando un’auto parcheggiata in piena traiettoria neanche scalfita dai colpi) e la totale assenza di telecamere nei luoghi prescelti. Avrebbe studiato tutto, lo sparatore. Preparandosi e agendo in sella a uno scooter (nel primo caso è stato sentito un motorino allontanarsi) approfittando anche del fatto che nelle ultime due occasioni nessuno, di notte, udendo gli spari ha chiamato le forze dell’ordine. —
 

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