Gioco
L’orgoglio degli agricoltori «Abbiamo sfamato l’Italia»
Coldiretti provinciale ha organizzato all’Hotel Palazzo gli stati generali Contro le agromafie, il magistrato Caselli fa appello alla semplificazione
234 controlli, quattro persone denunciate, elevate sanzioni per 46mila euro, e infine segnalati tre lavoratori in nero e 25 irregolari, tutti stranieri. Questi i risultati dei controlli dei carabinieri condotti nel 2019 nelle imprese agricole della provincia di Livorno. Territorio che, ha spiegato il comandante provinciale dell'Arma Massimiliano Sole, «non è certamente un'emergenza nazionale». Il colonnello è intervenuto nel corso degli stati generali indetti da Coldiretti al grand hotel Palazzo, in un convegno dal titolo "Lavoro stagionale: dignità e legalità" voluto dalla Confederazione per informare le imprese e dotarle dei giusti strumenti normativi ed eliminare così ogni traccia di illegalità dal settore agricolo, ed evitare quindi che gli imprenditori piegati dal lockdown possano sconfinare nel "lavoro grigio".
Dopo i recenti episodi di irregolarità emersi in Val di Cornia infatti, Francesco Ciarrocchi e Simone Ferri Graziani, rispettivamente direttore e presidente del livornese, hanno sottolineato come «cultura del lavoro ed etica del consumo sono le basi per dare valore alle imprese agricole che danno valore al lavoro», e per farlo hanno messo in campo pesi massimi del calibro di Marcello Maria Fracanzani, consigliere della Corte di cassazione e membro del comitato scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare, che ha spiegato: «Per conciliare i tempi della natura con le esigenze antivirus occorre trovare nuovi strumenti. I contratti stagionali vanno bene, tenendo presente che agricoltura e industria sono àmbiti diversi, ma senza lucrare sulle indennità di disoccupazione». Il comandante Sole, che ha colto l'occasione anche per invitare l'Arma – con riferimento agli arresti di Piacenza – a «distaccarsi da chi ha sbagliato, fermi restando gli esiti del corso della giustizia», incassando così l'applauso unanime dei presenti, ha quindi voluto ribadire «che la nostra è la forza di polizia ambientale più grande d'Europa ed è sempre a disposizione degli agricoltori per consigli giuridici». Un “no alla repressione in favore della prevenzione” caldeggiato anche da Romano Magrini, capo area Coldiretti per la gestione del personale, del lavoro e delle relazioni sindacali: «Nel 2018 a fronte di 2103 domande per far venire in Toscana lavoratori regolari sono state solo 314 le domande accolte. E il raccolto chi lo raccoglie? Da qui e dai ritardi nelle erogazioni delle indennità nasce il rischio del lavoro nero. Dobbiamo accorciare il rapporto fra imprese e pubblica amministrazione per "smacchiare" la dignità del settore, dove ci sono esempi negativi ma soprattutto imprenditori che durante il lockdown hanno sfamato l'Italia».
Un appello alla semplificazione "benedetto" poi dal magistrato Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico "Osservatorio Agromafie", dalla cui esperienza è emerso che «è proprio nei momenti più difficili che bisogna resistere alle tentazioni, perché la criminalità organizzata prospera là dove c'è difficoltà economica». Ovunque cioè, non solo nell'agricoltura e non solo in quella italiana. «Il caporalato esiste nei settori dei trasporti, nell'edilizia e soprattutto nei servizi alla persona, mentre la filiera zootecnica tedesca è fuori norma: però i "colpevoli" siamo sempre noi, che invece talvolta subiamo la gestione dei lavoratori che le cooperative fanno alle nostre spalle», ha proseguito Stefano Masini, capo area Coldiretti nazionale "Ambiente e territorio": «Come si fa, volendo rispettare tutte le leggi, a resistere alla concorrenza di chi invece agisce fuori da ogni regola?». E il sostegno delle istituzioni non si è fatto attendere. «Serve un reddito sicuro per le imprese, anche per evitare la fuga dei giovani. E occorre una semplificazione della burocrazia, che fa bene a tutti», ha concordato Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, mentre dal sindaco di Rosignano Marittimo Daniele Donati è giunto un ammonimento: «Come amministrazione abbiamo cercato durante la pandemia di dare un segnale a imprese abbassando o togliendo tasse locali. Ogni elemento della filiera però deve fare la sua parte, ma attenzione alle sirene delle semplificazioni».
«La Coop ci prende in girfo con quella pubblicità, manda il messaggio che siamo noi a utilizzare il glifosfato nelle coltivazioni quando in realtà erano loro a farlo», ha tuonato Fabrizio Filippi, che ai microfoni del convegno al grand hotel Palazzo ha puntato il dito anche contro i mezzi di informazione. La réclame del colosso della Gdo, quella col carrello che viaggia da solo per intenderci, non è andata giù al presidente di Coldiretti Toscana, il quale ha raccolto lo sfogo della categoria stanca di essere rappresentata come la mela marcia nel paniere delle imprese italiane: «Noi siamo il bersaglio preferito, con una bella foto dei nostri campi o dei nostri allevamenti, quando si parla di caporalato e quando si parla di inquinamento atmosferico». E ha rivolto un appello ai suoi associati nel nome dell'unità: «Bisogna tornare a parlare di cibo e non più di merce, e solo riuscendo a mettere insieme dignità e legalità del lavoro, con uno sforzo ulteriore in questa profonda crisi, potremo riuscire a vincere». —
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