Il Tirreno

Livorno

nel cuore del porto 

Si gettano in mare dalla nave 5 migranti due soccorsi, un mistero la sorte degli altri

Mauro Zucchelli

Ne hanno visto uno calarsi con la corda dalla “Maria Grazia Onorato”: scatta l’allarme. «Forse hanno meno di 18 anni»

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Mauro Zucchelli / livorno

L’emergenza è scattata all’interno del porto di Livorno al tramonto. Un ufficiale di bordo, forse il comandante, ha notato un uomo appeso all’esterno del traghetto merci “Maria Grazia Onorato” ormeggiato in Darsena 1, al terminal Ltm delle “autostrade del mare”. La nave di 210 metri della flotta Moby era arrivata in mattinata da Napoli, dopo aver lasciato Catania e aver toccato in precedenza Malta, isola mediterranea al centro delle rotte dei barconi.

Era un migrante dalla pelle scura e stava calandosi con una corda per tentare la fuga e cercare di arrivare alla banchina livornese, la sua “terra promessa”. Con ogni probabilità si era infilato a bordo nascondendosi in un semirimorchio: siccome la nave della compagnia armatoriale della famiglia Onorato era arrivata a Livorno pochi minuti prima delle otto del mattino, quest’uomo con suo carico di disperazione e di determinazione ha atteso per ore nel suo nascondiglio così da cogliere il momento opportuno per dileguarsi senza dare troppo nell’occhio.

E’ bastato un attimo, però, e ci si è accorti che non era solo. Faceva parte di un gruppo di non si sa quante persone: presumibilmente tutte migranti che in qualsiasi modo volevano arrivare sulla terraferma dell’Europa.

E’ scattato l’allarme e si sono messi in moto gli ingranaggi degli apparati di vigilanza: dal quartier generale della Guardia Costiera è stata inviata sul posto la motovedetta Cp 867 ed è stata allertata la polizia di frontiera marittima così come due squadre dei vigili del fuoco, l’una dalla caserma di via Campania e l’altra dal Distaccamento porto a bordo dell’imbarcazione “Conero”.

All’ingresso del varco Galvani è stata notata anche una jeep dell’esercito: non è chiaro se stesse semplicemente pattugliando l’area portuale nel contesto dei normali controlli o se abbia partecipato alle operazioni di ricerca. Nel frattempo sono stati chiamati i soccorsi sanitari avvertendo la centrale operativa del 118, che ha spedito al varco Galvani una ambulanza medicalizzata della Pubblica Assistenza di via San Giovanni e i mezzi della Croce Rossa. E’ stato chiesto l’intervento di un gruppo di sommozzatori: si tratta del Nucleo soccorso subacqueo acquatico (Nssa), i sommozzatori del comando dei vigili del fuoco di Firenze.

Sono stati recuperati due fuggiaschi: dalle testimonianze raccolte si tratta di giovanissimi, «forse non hanno nemmeno 18 anni ed erano impauritissimi, spaventati», racconta chi li ha visti da vicino.

Fra i compagni di fuga – c’è chi dice tre, chi dice quattro, chi altro ancora – qualcuno potrebbe aver sentito il fiato sul collo ed essersi buttato in acqua. Non è raro, peraltro, che i migranti abbiano poca dimestichezza con il mare e sappiano nuotare poco o niente: logico che si temesse che qualcuno di loro, nel tentativo di fuggire ai poliziotti e ai militari della Capitaneria, potesse esser annegato.

Oggi continueranno i controlli in acqua per verificare che nessuno sia affogato gettandosi dalla nave: è da chiarire che fine abbiano fatto i compagni di fuga. Il 118 parla di «“naufraghi” ancora dispersi», anche se resta da capire se si possa semmai definirli semplicemente “irrintracciabili”: cioè in fuga nelle zone all’interno della cinta portuale, sperando di cogliere l’occasione buona per sparire nel nulla.

Non è la prima volta che vengono scoperti migranti irregolari nel porto di Livorno. L’ultima, poche settimane fa: anche in quel caso il tentativo di entrare sul suolo italiano era avvenuto nascondendo a bordo di trailer e semirimorchi provenienti dal Nord Africa a bordo di una nave di una compagnia armatoriale africana. Erano stati scovati e rimpatriati, secondo quanto prescritto dalla normativa.

Anni fa invece le modalità di ingresso prevedevano l’utilizzo anche di container: per sconfiggere questo traffico di esseri umani disperati erano stati introdotti gli scanner che riuscivano a “radiografare” i contenitori o a misurare l’anidride carbonica generata dalla respirazione. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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