Gioco
L'ultimo abbraccio al nostro ex collega Franco Carnieri
Una folla di amici, parenti e giornalisti ha reso omaggio a Franco Carnieri, socmparso a 81 anni dopo aver a lungo raccontato sulle pagine del Tirreno le vicende dei lavoratori
LIVORNO. Per dare l’ultimo abbraccio al nostro ex collega Franco Carnieri, cronista del Tirreno per quasi trent’anni, scomparso mercoledì 29 luglio appena prima di compiere 81 anni, alla camera mortuaria dell’ospedale di Livorno c’era una folla di amici, parenti e giornalisti del Tirreno che negli anni hanno potuto apprezzarne sia l’integrità morale che le doti umane e professionali. Fra loro, la vicepresidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Elisabetta Cosci, l’ex presidente nazionale di Confetra Nereo Marcucci e il leader provinciale dei partigiani Anpi Gino Niccolai.
Nel momento dell’addio verso il cimitero dei Lupi Pino Gianelli, anima del centro culturale Aeroc, ha letto una splendida poesia di Franco Marcoaldi (dal poemetto “Il mondo sia lodato”). «Dimmi, qual è il colore del dolore? / giallo cromo, minio, / blu reale o nero? /Se lo sapessi farei un bel passo / avanti sulla strada del mistero»: questo uno dei passi più significativi.
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La segreteria provinciale della Cgil ha inviato un commosso messaggio di cordoglio per la scomparsa di Franco Carnieri, «cronista di razza e uomo di elevata integrità morale». Il sindacato lo ricorda come «un giornalista con la schiena dritta e con un grande cuore, profondo conoscitore del mondo del lavoro e sempre attento alle rivendicazioni dei più deboli». E aggiunge: «Carnieri ha saputo raccontare con professionalità e sensibilità molte delle pagine più importanti della storia sindacale della nostra città. Un cronista in prima linea, sempre. Il rapporto con la Cgil è sempre stato stretto. Spesso infatti Carnieri si presentava nelle nostre sedi per aver maggiore chiarimenti sui dettagli di una vertenza sindacale, per apprendere meglio i motivi di uno sciopero o per intervistare i rappresentanti sindacali di una determinata azienda. In Cgil lo ricordiamo con grande affetto e stima: con lui abbiamo fatto interminabili discussioni, ci siamo confrontati e alcune volte anche scontrati. Sempre dalla parte dei più deboli, non si è mai lasciato intimorire dai “potenti”».
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