Il Tirreno

Livorno

Presidio contro la ex Ra.Ri: «Non vogliamo che l'aria diventi irrespirabile»

Flavio Lombardi
Presidio contro la ex Ra.Ri: «Non vogliamo che l'aria diventi irrespirabile»

Sembra che l'azienda di smaltimento stia per riaprire i battenti, ma i residenti si oppongono: «No al trattamento dei rifiuti pericolosi» 

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LIVORNO. Da un mese e mezzo hanno istituito sull’altro lato della strada rispetto all’accesso della ex Rari, e all’ombra di due gazebo, un presidio che per ventiquattro ore al giorno ti fa trovare qualcuno che dia informazioni. Prendendo spunto dall’esempio del comitato di Limoncino, si ritrovano anche per consumare una cena in compagnia e scambiarsi idee. Come è accaduto anche pochi giorni fa, quando erano una sessantina.

Sono quelli del Comitato Livorno Nord che hanno manifestato anche nella mattinata del 29 luglio all’inizio di via Pian di Rota lato Stagno, dirigendosi poi fino al cancello dell’azienda chiusa da tre anni, ma che sembra stia per riaprire i battenti. Appoggiati da tutte le associazioni ambientaliste (appaiono gli striscioni di Legambiente e di Rifiuti Zero Livorno), alla presenza di Stella Sorgente capogruppo grillina in consiglio comunale, accompagnata dalla ex consigliera Alessandra Rossi, e con il capogruppo FdI, Andrea Romiti, il plotoncino di cittadini arrabbiati ha iniziato con un attraversamento pedonale all’altezza del bar “Bei mi tempi” scelto forse di proposito per ricordare periodi migliori, quando la zona era prive di certe attività. Traffico rallentato, ma tutto controllato da polizia e carabinieri. Giusto il tempo necessario per informare gli automobilisti di passaggio di cosa stesse accadendo e verso chi fosse indirizzata la protesta. Lorenzo Colamita, uno dei maggiori esponenti, attacca: «Non vogliamo che Ireos di La Spezia, rilevi l’attività della ex Ra.ri. Stiamo segnalando tante cose, qui ci trattano rifiuti altamente tossici, con maleodoranze molto forti ma che non respiriamo solo noi. Il vento è democratico, soffia un po’ ovunque. E a rischio malattie c’è un’intera città. Vediamo già i primi movimenti che portano alla ripresa delle attività, le autorizzazioni sembra le stiano concedendo, tranne l’Asl che forse non è così convinta. Noi siamo certi che certe perplessità non siano casuali».

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Ma di cosa si tratterebbe, Colamita lo spiega meglio: «Arrivano liquami di lavorazioni chimiche dalle zone conciarie, dal nord. Lavorati e poi riportati lontano per essere messi, inertizzati, in qualche discarica. La lavorazione implica anche la produzione di polveri sottili. Tra l’altro poca gente ci lavora e nemmeno si può dire che in cambio offrono tanta occupazione. Uno slogan che spesso sentiamo come arma di ricatto». Lo sfogo è accorato e poi Colamita passa la parola a Ivana Passioni: «No secco alla Rari e società simili. Da trent’anni ci combattiamo, costretti a stare con le finestre chiuse grazie ad un’aria irrespirabile. Tanti problemi, tanti malati di tumore. Proteste ovunque, trovando un muro di gomma. Eravamo fiduciosi dopo l’intervento della Procura, ma ora abbiamo paura di ciò che ha in mente la Regione. Non ci arrenderemo comunque. Disposti alla lotta come hanno fatto a Limoncino». Maurizio Balestri abita alla Leccia e spiega: «Siamo in pochi oggi, anche perché la gente è stanca e non crede più nelle istituzioni. Altro che Covid…». La figlia, Irene Balestri, è lapidaria: «Ho 24 anni, ho dei nipoti piccoli e penso alla loro salute. Prendiamo posizione per il bene comune».
 

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