Il Tirreno

Livorno

Il paradiso degli oggetti perduti si apre con le sedie più pazze

Simone Fulciniti
Il paradiso degli oggetti perduti si apre con le sedie più pazze

Inaugurazione del nuovo spazio “Saleroom” in via Borra, una galleria con pezzi unici 

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L’APERTURA

Simone Fulciniti

L’invito di presentazione è tutto un programma. Una scritta gialla su sfondo fucsia, per un ambiente poco convenzionale che l’ideatore, il designer Federico Bocci, desidera mettere a disposizione di chiunque voglia o ne abbia bisogno.

Domani alle 18, inaugura “Saleroom” (stanza da vendita): un nuovo spazio artistico, semi-alimentare (via Borra 28) , con cornice da far west, in stile Lousiana anni ’60 ‘”pronto ad ospitare progetti arte moda, design, musica e letteratura”. «Un’idea - spiega Bocci - nata nel periodo di lockdown: affiancare il mondo dell'arte a quello alimentare. Una soluzione ibrida, fuori da ogni contesto».

Dunque un atmosfera da “Saloon”’ , che prevede anche due classici tavoli con il panno verde «una scelta d’evasione, visto che oggi il gioco e il fumo sono considerati cose peccaminose».

«Da alcuni oggetti - prosegue il designer - non ho tolto neppure la polvere; sui lampadari (straordinari) ho lasciato qualche ragnatela. In questo modo si avverte il senso di profondo vissuto. E se la carta da parati in certi punti è venuta male, non devo fare nessun ulteriore intervento. Mi piace questa ambientazione polverosa, disagiata, pensata con l’anima del riuso, da bisca».

Tanti i pezzi d’arredamento unici e suggestivi. «Il vecchio banco della libreria Belforte, una dispensa vintage, un frigorifero e una cassa per soldi National originale dei primi del ‘900, pesantissima, così non la potevano portare via».

Il vernissage è affidato ad una mostra molto interessante.«Dedicata alle sedie, che andrà avanti anche nel corso di effetto Venezia. Si chiama Zit_daun, una collettiva di dieci sedute artistiche».

Ci sarà uno chef, Andrea D’Amore, che servirà dei grissini speciali, accompagnati da acqua e menta. Poi da settembre, con la licenza alimentare, comincerà la vendita di cibi inscatolati e il tasting. «Nei mesi di chiusura, la mia attività era ferma , mentre gli alimentari continuavano giustamente ad essere aperti. Quindi ho pensato di prendere una licenza alimentare, per prodotti a lunga scadenza. Un esercizio semi-alimentare, un sano escamotage, eventualmente, per poter restare aperto, e superare la grande paura che non mi abbandona».

Bocci comincia l’avventura da solo, ma lancia un appello in chiave futura. «La cosa migliore sarebbe trovare un socio; qualcuno con la licenza e magari il locale chiuso: possiamo fare una società piccola. Mi occorre una mano, in due sarebbe tutta un’altra cosa. Lo spazio deve vivere il più possibile». Saleroom si propone inoltre di accogliere quei brand (ce ne sono parecchi) che non hanno punto vendita. «Chiudere e riaprire sempre con situazioni differenti - conclude Bocci-. Un andamento mutevole, mai fermo. Un contenitore da riempire». —

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