Il Tirreno

Livorno

il libro 

L’ammiraglio Bettini dagli antichi velieri ai modernissimi yacht

Simone Fulciniti

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L’ammiraglio Cristiano Bettini, ha presentato la sua ultima fatica editoriale (oltre dieci anni di lavoro), nel salone affollato del prestigioso Yacht Club Livorno. “Come progettavano i velieri - alle origini della moderna architettura di navi e yacht”: questo il titolo del libro, diviso in due parti, per oltre 500 pagine. «L’idea - racconta Bettini - nasce molti anni fa dopo un incontro con Carlo Sciarrelli, uno dei designer nautici più famosi d’italia. Dallo Yachting che lui descrive a partire dal ‘900 abbiamo cercato le radici nel passato. E sono risalito fino alle origini di questa architettura navale, ovvero al 1616, grazie a due testi, uno spagnolo e uno portoghese». Un’epoca fondamentale. «Dove comincia ad organizzarsi scientificamente l’architettura dei velieri e nascono i primi yacht. Guarda caso, il più grande architetto del '600, del re Carlo II, è anche architetto di Yacht». La vera svolta arriva verso la meta del '700 «Quando due scienziati individuano il metacentro, punto fondamentale per capire se la nave è stabile oppure no». Poi occorre studiare la stabilita statica in tutta l’imbarcazione e successivamente, la stabilita dinamica. «La potenza dell’onda, su un vascello di 50 metri, con mare forza sette, tipico dell’atlantico, equivale a dieci camion da dodici tonnellate che colpiscono la fiancata della nave contemporaneamente a 70 chilometri l’ora. Il vascello riusciva ad inclinarsi ma doveva avere poi la forza di rialzarsi. Qui entra in gioco l’importanza dei dati matematici, e dell’analisi infinitesimale». Nel ‘700 un architetto svedese, ha individuato la potenza degli yacht, ispirandosi nella costruzione alle navi pirata e a quelle negriere, per le quali occorreva velocità». Numerosi anche i disastri, evidenzia l’ammiraglio. «Su tutti il famoso ‘Vasa’, affondato dopo il varo, per un errore di calcolo di soli 6 centimetri. Per fortuna qualcuno riuscì a salvarsi e abbiamo tutto il processo che ricostruisce l’incidente».

Nel libro si parla anche degli americani , che con la loro goletta umiliarono ben dodici barche inglesi, nella prima edizione dell’americas cup. Suscitando la grande delusione della Regina che quando chiese chi fosse arrivato secondo, il suo consigliere le rispose ‘nessuno’, essendo gigantesco il vantaggio col quale la barca a stelle e strisce si aggiudicò la competizione». L'autore affronta anche l’argomento importanza del ‘semplice’ nella costruzione degli Yacht. «Lo yachting è cresciuto nel tempo, ma i grandi costruttori hanno continuato imperterriti ad utilizzare la semplificazione dei modelli». —

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di Redazione web