Il Tirreno

Livorno

Medico morto con il coronavirus, il figlio: «Caro babbo, hai dato la vita per salvare chi ti affidavano»

Mauro Zucchelli
Medico morto con il coronavirus, il figlio: «Caro babbo, hai dato la vita per salvare chi ti affidavano»

Centinaia di persone ai funerali al Rosario per l’ultimo abbraccio a Nello Di Spigno dopo una lunga lotta contro il Covid prima per i pazienti e poi lui stesso

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Devono essere gli occhi della fede a far dire ai familiari: «Lui non se n’è andato, ne stiamo parlando al presente perché non è un ricordo al passato, è semplicemente un po’ più in là». Dev’essere il cuore di figli a far raccontare al più grande di loro, Carlo: «Non so perché abbia deciso così, ma ditemi una volta sola in cui si sia sbagliato». Invece Nicola: «Ringrazio Dio per esser stato tuo figlio, speravo potesse durare di più: hai dato la vita per salvare gli altri». La più piccola, Francesca: «Vorrei tornare a sentirmi piccola fra le tue braccia: finora sei stato tu il mio guerriero, da oggi sarò io a esserlo per te».

È l’addio a Nello Di Spigno, medico anestesista livornese di 58 anni, morto per le conseguenze del coronavirus nell’ospedale varesino Humanitas Mater Domini del quale era uno dei punti di riferimento. Lo dice nell’omelia don Piergiorgio Paolini, che ha celebrato la messa insieme al parroco don Fabio Menicagli: dentro questo funerale non c’è solo il dolore di questa morte ma anche l’eco della sofferenza di tutti i decessi causati dal Covid-19. Un iceberg di sofferenza di fronte al quale si resta senza parole. L’unico antidoto è stringersi un po’ più vicini l’un l’altro e farsi compagnia di fronte all’abisso, non fosse che proprio le regole anti-contagio impongono di stare distanziati.

Dev’esser stato un uomo ben disponibile, come racconta dall’altare anche la sorella Paola, medico pure lei, se adesso nel pomeriggio di fine luglio la chiesa di Nostra Signora del Rosario non ce la fa a contenere tutti – centinaia e centinaia di persone – e allora la gente straripa sul sagrato, e poi esonda sul marciapiede lì davanti, e ancora tracima su quell’altro dirimpetto, e perfino in via generale Gamerra…

No, quel che si taglia a fetta non è il caldo ma la commozione, l’affetto («era impossibile non volerti bene»), i ricordi («ci mancherai come l’aria»): un senso di famiglia che i figli testimoniano plasticamente con lo strazio che si placa solo nel reciproco confortarsi l’un l’altro. Del resto, i rimandi familiari si intrecciano molteplici: Nello Di Spigno era figlio di Carlo Di Spigno, che è stato una leggenda in cattedra al Classico per generazioni di studenti alle prese con la magia del greco e del latino. La passione per la medicina l’aveva però ereditata dal ramo di mamma Antonella Centoni: nonno Emilio Carlo è stato un nome nel campo della cura delle malattie polmonari, lo zio Paolo Emilio un medico assai conosciuto anche come guida del centro trasfusionale.

Ed ora ecco che la voglia di cercare nella medicina la propria strada Nello Di Spigno deve averla proprio tramandata ai figli Nicola e Francesca (mentre Carlo si sta per laureare in economia). Sia chiaro, non la medicina come un susseguirsi di competenze professionali sull’anatomia e la fisiologia umana, sulla capacità di diagnosi e l’arte di scovare una terapia: dietro il modo con cui Nello Di Spigno si metteva in gioco quando aveva il camice – l’hanno ripetuto un po’ tutti durante la liturgia dell’ultimo saluto – c’era anche una certa idea del mondo e delle relazioni con le persone. Vedi alla voce: disponibilità. E soprattutto senza farlo pesare. Il figlio Carlo cita una frase-emblema per indicare questa capacità del padre di sdrammatizzare: «E che problema c’è?». Era il punto di partenza per trovare una soluzione: senza tanta prosopopea, con leggerezza.

Inutile dire, però, che il coronavirus incombe: se la generosità con cui Di Spigno si è prodigato per i malati ne ha spezzato il dominio salvando vite su vite, al tempo stesso proprio la sua morte ci riporta a quel che questa minaccia rappresenta per il nostro vivere collettivo. Anche nelle preghiere che accompagnano la consacrazione eucaristica , insieme al ricordo dei nostri fratelli defunti», c’è ovviamente la memoria dell’uomo del quale si celebra il funerale «ma anche tutte le vittime del Covid, a cominciare dagli operatori sanitari». Prima di lasciare la chiesa c’è il tempo per due canti che accompagnano Di Spigno nell’ultimo viaggio: “Quando busserò alla tua porta” e, da ultimo, “La canzone di San Damiano (ogni uomo semplice porta in cuore un sogno)”, parole di padre Benjamin e musiche del cantautore folk rock Donovan.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.39122269:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2020/07/25/news/muore-medico-di-58-anni-colpito-dal-covid-dopo-aver-salvato-tanti-in-lombardia-dal-virus-1.39122269]]


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web