Gioco
«Noi, una banca locale vicina al territorio e nella pandemia l’abbiamo dimostrato»
Oltre 250 moratorie sui mutui, 1.200 prestiti fino a 30mila euro. Mannari: anticipati i tempi dei decreti governativi
l’intervista
Una banca locale è per definizione vicina al territorio. Di questi tempi significa anche dover fare i conti con l’emergenza coronavirus (e con il bisogno di ripartire). Ne abbiamo parlato con Fabrizio Mannari, direttore generale della Banca di credito cooperativo di Castagneto Carducci.
Il Covid ha sconvolto i programmi di chiunque ma bisogna pur provare a reinventarsi una progettualità: quali sono i piani di sviluppo della vostra banca?
«L’emergenza legata alla pandemia ha solo accelerato alcuni processi che erano già in corso: dal punto di vista della gestione del personale lo smart working per i dipendenti di sede ha raggiunto quasi il 70%».
Al tirar delle somme di questo periodo, come lo valuta?
«L’esperienza è risultata ampiamente positiva tanto che stiamo pensando di introdurlo sistematicamente anche per il futuro. Sono stati perfezionati strumenti informatici per la gestione dematerializzata dei contratti e sviluppata la rete dei bancomat intelligenti».
E poi?
«La rete territoriale post Covid sarà ulteriormente ampliata, anche grazie all’appartenenza al gruppo bancario Cassa Centrale, con l’apertura di nuovi sportelli anche attraverso una opportuna una opportuna razionalizzazione della rete esistente. Tutte le nostre 23 filiali, anche quelle di piccolissima dimensione, sono rimaste aperte durante tutto il periodo del lockdown: in controtendenza con il sistema che sta invece abbandonando i piccoli centri e ha approfittato della pandemia per chiudere filiali e non riaprirle più. Questa tendenza preoccupa non poco in quanto per il futuro non siamo certi di essere in grado di mantenere la presenza nei comuni più piccoli, essendo noi stessi soggetti alle regole di vigilanza della Banca Centrale Europea che di fatto ci equipara nella gestione alle banche di grandi dimensioni».
Ma, per andare nel concreto, cosa avete fatto per sorreggere imprese e famiglie in questa fase così difficile della vita di tutti?
«Ad oggi abbiamo lavorato oltre 2.500 moratorie, che hanno interessato mutui per complessivi 350 milioni. La finanza emergenziale rivolta al settore imprese ha comportato l’erogazione di oltre 1.200 prestiti fino a 30mila euro e adesso stiamo lavorando incessantemente per l’erogazione di ulteriore liquidità alle imprese di maggiori dimensioni».
E dal punto organizzativo vostro?
«Tutto questo ha comportato una profonda modifica della struttura organizzativa della banca rivolta adesso all’assistenza a famiglie e imprese per il migliore utilizzo delle misure emergenziali. Da menzionare gli accordi con i comuni di Castagneto Carducci e San Vincenzo, che hanno permesso l’erogazione immediata di liquidità a piccole e medie con sede in quei comuni, ancor prima dell’emanazione dei decreti governativi».
Il problema che hanno le imprese è quello dell’urgenza: il bisogno è ora, è oggi. Siete riusciti a dare una mano anche dal punto di vista delle procedure e dei tempi?
«Con lo scopo di agevolare le richieste di finanziamento e moratoria abbiamo provveduto ad inserire nel nostro sito internet i moduli per la richiesta. Da sottolineare come il giorno stesso dell’emanazione da parte del fondo di garanzia delle istruzioni operative, il sito della banca era già adeguato per ricevere le richiesta dei finanziamenti. Abbiamo inoltre deciso di erogare immediatamente i prestiti fino a 30mila euro secondo quanto prevede il Decreto Liquidità alla lettera M dell’articolo 13: l’abbiamo fatto senza attendere la formalizzazione della garanzia del fondo centrale».
La vostra banca punta al ruolo di istituto di riferimento nel sistema del credito locale. Con quali carte da giocare?
«Oggi effettivamente i volumi intermediati sulla provincia di Livorno ci collocano come una delle banche più insediate: questo va letto insieme alla serietà sempre dimostrata nella gestione degli impieghi ma soprattutto della raccolta per la quale ad oggi la remunerazione media va ben oltre quella degli altri competitor bancari. A questo si aggiunge la capillarità della rete sportelli sul territorio e la solidità che viene da 110 anni di storia ulteriormente rafforzata con l’appartenenza al gruppo Cassa Centrale che ad oggi è il gruppo più patrimonializzato italiano con un “cet1” che sfiora il 20%».
Perché un cliente dovrebbe scegliere una banca locale anziché uno dei giganti del credito? Cosa fa la differenza?
«La banca locale si diversifica essenzialmente per il servizio, solitamente personalizzato, ma anche per la capacità di ascoltare e risolvere i problemi della clientela. Soprattutto quella della fascia più debole: piccoli risparmiatori e piccole aziende».
Ma “ascoltare” in concreto cosa significa?
« Essendo la catena decisionale molto corta ne beneficiano i tempi di risposta. Un fattore distintivo di assoluta importanza è la stabilità del personale che garantisce la gestione del rapporto in maniera confidenziale: l’obbiettivo è che il cliente percepisca la banca come casa, un ambiente familiare anziché ostile. Purtroppo i comportamenti delle banche negli anni non hanno favorito questa percezione».
In Toscana, ma forse anche altrove, il sistema delle banche locale non è nato attorno ai capoluoghi principali: le banche delle città hanno cercato di diventare grandi ma in realtà sono finite divorate dalle big, la logica territoriale è in mano a istituti che nascono in piccoli centri come Castagneto. Perché?
«È una tendenza diffusa a livello nazionale: con l’unica eccezione di Roma, tutte le altre metropoli italiane non hanno una propria banca di credito cooperativo o, se ce l’hanno è di piccolissime dimensioni o nata di recente. Nel passato l’esigenza di avere una banca locale era sentita nei piccoli centri dove c’era più bisogno di lavorare con i valori che hanno ispirato da sempre l’operato delle banche di credito cooperativo: la solidarietà e la mutualità, spesso per sfuggire all’usura».
Questo è il passato, diceva. E oggi?
«Oggi la situazione è cambiata e le banche di credito cooperativo stanno pian piano occupando i capoluoghi di provincia limitrofi con risultati eccellenti derivanti proprio dal diverso modo di operare delle banche locali. La scommessa sarà quella di continuare a lavorare con i nostri valori in un contesto bancario ed europeo che ci sta omologando alle grandi banche. Sono convinto che considerare “significant” una banca di credito cooperativo sia un errore che mi auguro a breve sia opportunamente ripensata».
E come si fa da Castagneto ad uscire dalla dimensione paesana per diventare il riferimento dell’intera provincia? Quali sono i punti di forza? a cosa bisogna fare attenzione?
«I punti di forza sono quelli già ricordati: la serietà, il metterci la faccia, l’ascoltare il cliente, il dare risposte rapide. Meglio un “no” in tempi rapidi che aspettare mesi per avere una risposta».
Si torna alla questione dei tempi. E poi?
«Bisogna fare attenzione anche a un altro aspetto: a mantenere separate le sfera personale da quella lavorativa: il management della banca vive nello stesso territorio in cui lavora. Questa è una straordinaria opportunità di avere informazioni, ma occorre muoversi con molta cautela. Il management della banca vanta una elevata professionalità e una esperienza trentennale arricchita anche con esperienze in società collegate al settore bancario che permettono una visione molto più ampia del contesto locale».
Una banca locale non è solo una banca, è anche una comunità: partendo dalla cultura, cosa fate per promuovere il territorio?
«Siamo da tanti anni di supporto alle iniziative sociali e culturali della nostra area di competenza, credo che tantissime piccole realtà sopravvivano proprio grazie ai nostri contributi. La nostra sede di rappresentanza di Livorno viene richiesta ed utilizzata frequentemente ed è diventata un luogo di aggregazione per la città. Importante la nostra attività nel campo del sociale dove spicca la collaborazione con la Major Von Frinzius». —
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