Gioco
Fuori di casa dopo il rogo «Casalp non ci fa tornare nel nostro appartamento»
Anziano mandato in albergo con la moglie: troppi ritardi dopo che i vigili del fuoco hanno eliminato l’inagibilità
livorno
«L’incendio di alcuni motorini al piano terra del palazzo in cui abito ha portato domenica scorsa alla dichiarazione di inagibilità di due appartamenti fra cui il mio. I vigili del fuoco hanno obbligato Casalp a mettere in sicurezza la struttura puntellandola: inizialmente non era stato fatto in maniera giudicata adeguata, poi l’hanno sistemato e da lunedì scorso per i vigili del fuoco potrei tornare in casa mia. Ma a patto che Casalp dia l’autorizzazione: solo che non lo fa e da giorni e giorni va avanti questa storia, anzi ora neanche rispondono più alle mie telefonate». Enrico Brondi, 79 anni, racconta l’odissea che lo vede insieme alla moglie, anch’essa anziana, evacuato dalla propria casa popolare di via Caduti di Marzabotto, a due passi dalla chiesa del quartiere La Rosa.
Lui e lei sono costretti a dormire in una stanza all’hotel Giappone, «in attesa – tiene a sottolineare – che Casalp si decida una buona volta a consentirci di tornare in casa nostra mentre passano i giorni e non succede nulla».
Nell’altro alloggio sgomberato per inagibilità a La Rosa vive una famiglia che si è arrangiata a trovare una sistemazione provvisoria presso l’abitazione di alcuni parenti.
Brondi si lamenta non solo per i ritardi ma anche per il fatto che Casalp in precedenza ha snobbato il problema della presenza dei motorini in quello spazio («non ci possono stare ma nessuno ha mai fatto rispettare il divieto») e ora non risponde alle sue sollecitazioni per una soluzione («chiedo solo di rientrare nel mio appartamento»).
Ma l’inquilino non nasconde il sospetto che le lentezze e le mancate risposte abbiano a che fare con il fatto che «mi sono sempre battuto perché i diritti venissero rispettati, è così fin da quando con Mauro Giani ho messo in piedi l’Unione Inquilini».
Brondi rievoca una lunga storia che ha al centro l’occupazione di un alloggio per vari mesi dall’autunno ’78. Risolta – spiega – con l’affidamento di alcuni locali abbandonati in via dei Pensieri nei pressi dell’incrocio con viale Nazario Sauro, con l’impegno che sarebbe stato l’inquilino a risistemarli.
«Però poi – continua il racconto – venni mandato via dal Comune nel 2002 per farci una farmacia e un centro sociale, la mia famiglia sbattuta fuori in un gennaio di gelo. Ci penserà il Consiglio di Stato a riconoscere le buone ragioni della mia battaglia: nel frattempo ci eravamo ritrovati a pagare in un mese l’affitto che fino a quel momento versavamo in un anno. Ora, siccome non mi è stato dato il giusto risarcimento, ho fatto ricorso alla Corte europea: col mio avvocato abbiamo chiesto tre milioni di euro di danni esistenziali». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google