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Violentata giovane livornese cinque anni al suo aggressore
È un trentenne della Tunisia accusato di aver abusato della vittima l’estate scorsa Il fatto si è consumato in una baracca sull’Aurelia
/ LIVORNO
Colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Il gup Giulio Cesare Cipolletta ha condannato a 5 anni e 8 mesi per violenza sessuale, aggravata dalla minorata difesa della ragazza vittima dell’abuso, Mohamed Bouali, 30 anni, tunisino, senza fissa dimora.
Il nordafricano è in carcere dall’agosto scorso con l’accusa di aver costretto con la forza una studentessa ventenne di Livorno a subire un rapporto completo in una baracca sull’Aurelia, a Pisa. Nel dispositivo letto ieri mattina il gup - il processo si è celebrato con rito abbreviato - ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro a favore della giovane che si è costituita parte civile con l’avvocato Martina Gelichi. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Massimo Parenti, nella sua arringa aveva chiesto di escludere la minorata difesa come aggravante e di riconoscere le attenuanti generiche al suo assistito formalmente incensurato.
Richieste non accolte. Bouali nella scorsa udienza aveva reso dichiarazioni spontanee ammettendo il rapporto sessuale. Non aveva strade diverse, l’imputato il cui Dna è stato trovato sul corpo della studentessa che, sentita nel corso dell’incidente probatorio, aveva confermato tutto quello che aveva dichiarato alla polizia al momento della denuncia dopo le cure in ospedale. «Mi ha costretta ad avere un rapporto completo», aveva ribadito la giovane.
Le sue ragioni sono state sostenute dall’avvocato Gelichi che si è associato alle richieste del pm. I due si erano conosciuti qualche ora prima dell’incontro nella baracca sull’Aurelia. Lei era con amici sui lungarni e dopo una serata passata nella zona della movida aveva conosciuto l’immigrato. «L’ho invitata dove vivo perché insieme saremmo andati a cercare droga per lei» aveva spiegato il tunisino al momento dell’arresto. Una panzana che alla fine gli si è rivoltata contro.
«L’ho seguito solo perché non potevamo più bere alcolici in centro e allora lui mi ha proposto di prendere una birra da lui» era stata la versione di lei. La studentessa, sottoposta a esami intimi e del sangue, era risultata essere positiva all’assunzione di hashish e cocaina. «Ma non quella sera, è successo qualche giorno prima» aveva chiarito agli investigatori.
L’incontro era avvenuto in una baracca sull’Aurelia, in zona Ikea. Lui era in bici. Lei se l’era fatta prestare da un amico dell’arrestato dopo aver lasciato i lungarni. Insieme si erano diretti verso l’Aurelia e quando entrarono nel tugurio dove Bouli viveva si consumò l’assalto sessuale concluso con la violenza. Quando la ragazza era rientrata sui lungarni aveva raccontato tutto agli amici recandosi poi in ospedale. Il codice rosso aveva fatto scattare tutti i meccanismi di accertamento conclusi con l’arresto del tunisino nel giro di poche ore. —
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