Gioco
«Quella pista era pericolosa» I commercianti favorevoli allo stop
Chiusa fino a ottobre per far mettere i tavoli all’aperto Ma poi sarà smantellata. «Idea buona, realizzata male»
/ LIVORNO
È festa grande tra i commercianti di Colline per la chiusura della pista ciclabile.
A una settimana esatta dalla posa delle transenne alle due estremità del tratto di via di Salviano da piazza Damiano Chiesa all'incrocio con viale del Risorgimento, provvedimento che permette agli esercenti di usufruire del periodo di uso gratuito del suolo pubblico fino al 31 ottobre, c'è anche chi si augura che la "famigerata" ciclovia possa non riaprire più.
«Scollegata dalle altre piste non serve a nulla. E anzi, così a ridosso degli stalli blu (nonostante le strisce-cuscinetto, ndc) espone automobilisti e ciclisti al rischio di continue sportellate», spiega Silvia Vignale, titolare dell'autoscuola "Le Colline".
Meno tecnico (e certo meno diplomatico) il parere di Massimiliano Olivieri dell'ortofrutta Massyealice: «Ora le scuole sono chiuse, ma da settembre a giugno ogni mattina la usano i genitori in motorino con i figli, ma anche moto o sul quad, e vogliono anche aver ragione! A volte si rischia di andare alle mani perché pensano di poter fare quello che vogliono, tanto qui nessuno viene mai a controllare. Era meglio com'era prima».
Laddove "prima" era la sede stradale separata dalle auto e condivisa con gli autobus.
Una soluzione che toglieva parcheggi ma offriva più spazio per la circolazione, almeno finché qualcuno non la lasciava un attimino in doppia fila secondo l'antica usanza del luogo; e lì apriti cielo.
«Ora invece l'ingorgo c'è sempre, bus e ambulanze (via di Salviano è il percorso più breve tra l'ospedale e i quartieri Est, ndc) restano bloccati tutte le volte perché le auto non possono farli passare», precisa Alessando Albano da dietro il banco-frigo del Genepesca: «Non che con la chiusura le cose siano migliorate, visto che le attività di ristorazione che hanno messo fuori i tavoli hanno tolto posti auto e la gente gira di più per trovare parcheggio».
«Va proprio levata perché è un pericolo pubblico», sentenzia invece Stefania Lombardi della Cantina di Cenaia.
«Chi ci passa non rispetta il senso di marcia né i limiti di velocità né le strisce pedonali – almeno ci avessero messo i cordoli di protezione – e le persone che attraversano. Basta un attimo di distrazione da parte di chiunque e si rischia l'incidente, a questo punto andrebbe proprio tolta per fare il marciapiede più ampio o al limite bisognerebbe spostare il parcheggio».
Un vero e proprio nodo gordiano, quello di Colline, che ciascuno affronta a modo proprio.
Come Diego Pitzus, ristoratore del Country Pub che ha già messo le sedute all'aperto: «La pista di per sé non mi dà fastidio e capisco il motivo per cui è stata fatta. Certo veniva meglio dall'altro lato della strada, così si poteva fare l'allaccio con via Lorenzini e il prolungamento fino a via Don Bosco. Però in quel modo si toglievano le strisce bianche».
Sono passati ormai più di tre anni dalla prima mano di vernice, accolta subito dalla protesta di commercianti e residenti sul piede di guerra. E
ppure c'è chi per un attimo ci aveva creduto. Come Federica Garaffa della pasticceria Cristiani, che conclude con una punta di amarezza.
«Questa ciclabile poteva essere un inizio - commenta - ma fatta così non ha senso, non serve a niente e infatti le persone a quel punto non la usano. Levarla sarebbe un passo indietro. Se solo Livorno avesse un piano della mobilità sostenibile più organico come Amsterdam...». —
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