Gioco
Prima fa colazione al banco, poi deruba un cliente al tavolo
L’episodio è avvenuto in via Grande, vittima un aiuto cuoco di 30 anni: «Dentro al cellulare ci sono le foto della mia bimba e alcuni documenti personali»
LIVORNO. «Mi dispiace per il furto del cellulare, ma sono preoccupato per tutti i miei dati che sono lì sopra. Non è un problema economico, ma di privacy». Imad Mouahid, marocchino, 30 anni, residente a Livorno e impiegato come aiuto cuoco in un ristorante di Vada, è disperato. Ieri mattina, prima di entrare a lavoro, stava facendo colazione con la figlia piccola in un bar di via Grande. «Lei ha cominciato a chiedere con insistenza le patatine, e allora mi sono alzato con lei dal tavolino dove eravamo seduti per andarle a prendere dall’espositore».
Imad e la figlia si allontanano di pochi metri, mentre accanto a loro un uomo di grossa stazza, con una maglia con motivi mimetici, comincia a puntare il cellulare dell’uomo, rimasto momentaneamente incustodito sul tavolino. Dalle immagini di videosorveglianza delle telecamere interne al locale si vede tutto benissimo. Il ladro si avvicina al tavolino e con una mossa veloce prende il telefono, lo spegne e lo infila in tasca.
«Quando sono tornato al tavolo con la mia bambina, il cellulare non c’era più. Poi, dai filmati del bar, ho visto che era stato quell’uomo a rubarlo», dice Imad, che conclude spiegando perché il furto del telefono per lui è una botta tremenda. «Dentro al cellulare ci sono le foto della mia bambina piccola, tutti i suoi scatti nei primi anni di vita, immagini molto personali. E poi ci sono anche foto di documenti che mi servono per il lavoro, dati strettamente riservati. Vorrei solo che la mia vita privata non fosse in mano il ladro. Il cellulare può anche tenerselo, quello non ha importanza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
