Gioco
«Una zona delicata» tra litigi e silenzi Il fragile equilibrio della strada popolare
Parlano i commercianti: «Il quartiere è cambiato molto» E c’è anche chi... «Lavoro e preferisco farmi gli affari miei»
Tommaso Silvi / LIVORNO
Il sole è il solito per tutti. Quello caldo, intenso e diretto di Livorno nei giorni d’estate. È la pelle su cui riflette che cambia, in un angolo della città in cui etnie, lingue e culture si aggrovigliano all’ombra delle case popolari.
Livornesi Doc e “adottati” convivono in via Garibaldi. Una lunga lingua di asfalto che racchiude paure ed equilibri fragili. E che, da sabato sera, ospita anche tre bossoli di pistola. Quelli che hanno forato il vetro del market di un commerciante bengalese. Un raid in piena regola, sulle cui cause indagano le forze dell’ordine.
Ma gli spari di sabato notte sono solo la punta dell’iceberg di un quartiere in cui la tensione sociale è palpabile. Non è il far west. Anche se la sensazione è che qui – nel tratto successivo a piazza della Barriera Garibaldi, nell’area in cui sono stati esplosi i colpi all’indirizzo dell’attività di proprietà del giovane del Bangladesh – possa accadere di tutto da un momento all’altro. E non è soltanto una sensazione.
«Non so nemmeno io quante macchine delle forze dell’ordine passano durante il giorno con le sirene spiegate verso via Garibaldi. È una zona piena di problemi, ci sono persone che spacciano e che delinquono. La situazione è fuori controllo», racconta Daniele Valecchi (secondo a destra in foto), dal bancone dell’Alf Bar, in via Provinciale Pisana, sull’angolo che affaccia sulla prima parte di via Garibaldi. Sui marciapiedi ci sono pensionate con le buste della spesa, e giovani stranieri in bicicletta. Mondi diversi che si incrociano. E che spesso si toccano. Anche creando scintille.
«La concentrazione di extracomunitari nelle abitazioni popolari è altissima. Sono abbandonati a loro stessi, non vengono avviati al lavoro. In qualche modo devono arrangiarsi, e spesso si buttano nella delinquenza».
A parlare è Massimo Balestri (terzo a destra in foto). Macellaio di via Garibaldi. Uno che questa “ruga” della città la conosce bene. C’è chi ci vive, in Garibaldi, e chi ci lavora. E si fa i fatti i suoi. Semplicemente. Come Eugenio Sirio (terzo a sinistra in foto), titolare del ristorante Il Saraceno. Una schiera di maglie del Napoli all’ingresso del ristorante e una risposta lapidaria alla domanda Come si vive da queste parti? «Un anno fa una rapinatrice ha aggredito mia figlia all’interno del locale, poi ha spaccato la vetrina con la bottiglia. Io lavoro, non mi importa di quello che succede per strada», dice Sirio. Via Garibaldi è una città nella città. Attraversa Livorno.
«Un tempo qui abitavano i lavoratori livornesi, gente umile ma sempre pronta a darsi da fare. Poi i tempi sono cambiati, e anche i residenti. Devo dire che da qualche anno le cose vanno addirittura meglio, almeno durante il giorno. Prima, in giro, c’erano molte più persone poco raccomandabili», spiega Daniele Maggini (secondo a sinistra in foto), dell’omonimo storico negozio di articoli sportivi al civico 378.
Convivere. È questa la parole d’ordine in via Garibaldi. Con i disagi e con i vicini di casa non sempre esattamente civili e cordiali. Con i pregi e difetti di una zona ricca di storia, sempre in movimento. Nel bene e nel male. «Non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema con la gente del quartiere», racconta Vanessa Campochiaro (prima a destra in foto). Con la figlia, gestisce il centro estetico AV Bellezza femminile, al 402. «Molti residenti vengono da noi, sono nostri clienti. Come in tutti i quartieri - dice Alessia Maggio (prima a sinistra in foto) - possono capitare episodi spiacevoli». E nonostante il negozio perforato dagli spari sia esattamente davanti all’ingresso dell’estetica, mamma e figlia non sapevano dell’atto intimidatorio ai danni del commerciante bengalese. Perché via Garibaldi non è il far west. Ma è sempre meglio farsi i fatti i propri. —
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