Il Tirreno

Livorno

la tragedia di piombino 

Parà morto: ci sarà l’autopsia Niente perizia sul paracadute

A.d.G.
Parà morto: ci sarà l’autopsia Niente perizia sul paracadute

Dopodomani l’esame medico-legale sul corpo del trentunenne Emanuele Vetere Lo zainetto trovato parzialmente aperto invece non è neanche sotto sequestro

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LIVORNO

Sicuramente verrà condotta l’autopsia. Sul paracadute invece, almeno per il momento, non è prevista alcuna perizia tecnica. Il sostituto procuratore Niccolò Volpe ha preannunciato l’intenzione di affidare l’incarico a un anatomopatologo che martedì condurrà l’esame medico legale sul corpo di Emanuele Vetere, il paracadutista di 31 anni originario di Vizzolo Predabissi (Milano) trovato morto l’altra notte ai piedi di un traliccio Enel, a Perelli.

Dalle indagini dei carabinieri non sono emersi nuovi elementi e non ci sono dubbi su cosa sia successo la sera di giovedì alle spalle dello stabilimento balneare Pascià: quel ragazzo si era lanciato per l’ennesima sfida con se stesso e con le leggi gravitazionali.

Militare del Col Moschin e grande appassionato di sport estremi, Vetere viveva e lavorava a Livorno. E aveva deciso di lanciarsi da quel traliccio alto 60 metri con il proprio paracadute da base jumping. Lo aveva preannunciato sui social e ne aveva parlato con alcuni commilitoni, che lo aspettavano a Livorno a cena per le 22. Non vedendolo tornare, gli amici lo avevano chiamato più volte al telefono e poi erano venuti a Piombino. Nella notte, dopo aver riconosciuto la sua auto parcheggiata nella zona di Perelli, lo avevano trovato ormai morto a cinque-sei metri dal traliccio, dove si era arrampicato dopo aver scavalcato la rete di recinzione.

Come abbiamo scritto anche ieri, i carabinieri sulle prime non avevano escluso che il ragazzo potesse essere caduto mentre si arrampicava sul traliccio. Ma poi, studiando meglio la scena e guardando quel paracadute parzialmente aperto, avevano concluso che il tentativo di lancio era stato effettuato.

Resta ancora da capire cosa sia andato storto, se cioè Vetere abbia sbagliato manovra o se sia stato tradito da un incidente tecnico. La prima ipotesi è piuttosto remota, considerando le mille imprese che aveva già fatto questo ragazzo, tutte peraltro documentate sui social, e la grande perizia che aveva sempre dimostrato. Si pensa dunque più a un guasto, un problema nell’apertura del piccolo paracadute. Ma quello zainetto non è sotto sequestro, è stato semplicemente acquisito dai carabinieri della stazione di Venturina dove è tuttora custodito. Insomma, sembra che la Procura non sia orientata a chiedere una vera e propria consulenza tecnica.

La salma di Emanuele è ancora all’obitorio del cimitero di Piombino, dove venerdì sono arrivati i genitori e la fidanzata del giovane.

Intanto sul suo profilo Facebook restano le foto e i video delle sue avventure vissute in giro per il mondo tra il mare e le montagne insieme alla fidanzata Rachele e al loro inseparabile cagnetto Supertrump.

Restano le immagini ma anche i pensieri e le riflessioni profonde di questo ragazzo dal fisico scolpito in palestra o in mezzo alla natura, amante dell’adrenalina ma anche cultore del vero sport. Un ragazzo che (basta leggere cosa scriveva) mostrava un’immagine molto diversa dal cliché del militare massiccio, gonfio di muscoli e testosterone. Con la fatica e la forza di volontà aveva superato molti infortuni, con l’umiltà e la perseveranza aveva abbattuto molti suoi limiti.

Era uno spirito libero, come lo hanno definito alcuni suoi commilitoni. Audace, ma non incosciente. Anche se quei 60 metri da dove è saltato erano pochi, troppo pochi. Ma cosa sia successo, forse, non lo sapremo mai. —

A.d.G.

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