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Addio a “Fabino” Il cuore amaranto si è spento a 46 anni «Ha fatto la storia»
È stato fra i fondatori delle Brigate autonome livornesi Lenny Bottai: «Insieme con la squadra in campi assurdi»
livorno
È morto a 46 anni sconfitto da un malattia. Tragedia nel mondo del tifo organizzato per la morte di Fabio Bettinetti, conosciuto da tutti come “Fabino”. Il fondatore delle allora Brigate autonome livornesi, che ha unito il suo gruppo ultrà agli altri dando vita appunto alle “Bal”, è scomparso alle 9.30 di ieri mattina nel reparto delle cure palliative dell’ospedale.
La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente in città, dove ovviamente era conosciutissimo da tutti per il suo cuore pulsante amaranto. A novembre avrebbe compiuto 47 anni. «Fabio l’ho conosciuto da bimbo in curva, io ce l’ho trovato perché era un po’ più grande di me – così lo ricorda Lenny Bottai, oggi segretario provinciale del Partito comunista e da sempre grande amico di “Fabino” – Abbiamo fatto tutto questo grande percorso insieme, seguito il Livorno in campi assurdi, nel vero senso della parola. Abbiamo vissuto la grande rivoluzione amaranto, dato vita al gruppo delle Bal che è stato fondamentale. L’adesione da parte sua e del suo gruppo è stato il nodo cruciale per l’unione, ricordo certe riunioni burrascose. “Fabino”, fino allo scioglimento”, ha fatto la storia delle Brigate autonome livornesi. Noi ci vedevamo anche in palestra, visto che frequentavamo la stessa. Era una grande persona».
In molti lo hanno ricordato sulla sua pagina Facebook, fra cui Marco Nigiotti. «Quanto tempo abbiamo passato insieme amico mio, eravamo insieme 24 ore al giorno, la mattina fino alle 15 al bar da Mario allo stadio, il pomeriggio in piazza Attias – queste le sue parole – ti ricordi quella volta che frenai col freno davanti e manca poco dalla patta che si prese si entrava nella sala corse? Ci raccattò Giorgio Chiellini con un altro giocatore del Livorno... che risate. Quante ne abbiamo combinate, sento ancora il profumo di quei giorni, quelle domeniche piene di adrenalina. A volte mi fermo e penso: ma eravamo noi? E mentre mi sale un velo di malinconia, solamente al pensiero mi viene i brividi... invecchiando amico mio si rincoglionisce, i pensieri cambiano e poi pian piano capisci di non essere più in grado, un po’ come un calciatore che arriva a 40 anni. Ma te no, sei stato un punto di riferimento senza tempo. C’hai messo la ghigna fino all’ultimo. Abbiamo perso tanti amici – prosegue – tanti compagni, Mario, spero siano lì ad aspettarti fratello mio, a consolarti perché questa storia è incredibilmente triste. A prenderti per mano e a dirti che in fondo la vera vita inizia ora. Non è un addio, un giorno saremo di nuovo tutto insieme a tifare il nostro Livorno a fare la nostra curva. Ti voglio bene amico mio fai buon viaggio, ciao ultrà senza tempo, ciao fratello di mille battaglie. Hai perso l’ultima ma sempre a testa alta e con grande dignità. Non un passo indietro». —
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