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Livorno

Caso piscine, la promessa di Detti: «Appena riapriranno vengo a casa a nuotare»

Andrea Masini
Caso piscine, la promessa di Detti: «Appena riapriranno vengo a casa a nuotare»

Il campione del mondo ha costruito i suoi successi in via Allende: «I rapporti costruiti a Livorno sono sempre al centro della mia vita»  

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LIVORNO. Ardenza/via Allende, via Allende/Ardenza: una marea di volte (fino al 2011) Gabriele Detti – campione del mondo a Budapest 2017 negli 800 stile nonché due volte bronzo olimpico a Rio 2014 nei 400 e 1500 stile – ha percorso la strada che, attraversando il quartiere La Rosa, lo portava alle piscine comunali. Perché è nella vasca olimpionica intitolata a Simeone Camalich, che Detti ha cominciato ha costruire i suoi successi; pomeriggi a macinare chilometri e a correggere la nuotata, in cuffia del Nuoto Livorno agli ordini di Corrado Rosso e Stefano Franceschi, in attesa di trasferirsi, nel 2011 al Centro Federale di Ostia sotto la guida del tecnico federale (e zio) Stefano Morini. Un passato che non si dimentica.

Detti, che effetto fa vedere le piscine di Livorno chiuse?

«È un dispiacere enorme, perché Livorno è una città che vive per lo sport e in questo momento è delegittimata di uno strumento indispensabile per la pratica del nuoto a tutti i livelli, dal professionista al semplice nuotatore che lo fa per diletto. Sapere che tutte e tre le vasche sono vuote è un colpo al cuore e un danno per la nostra etica sportiva. Non entro nel merito degli aspetti economici, non è la mia materia, di conseguenza la speranza è quella che tutti i livornesi possano tornare in tempi brevi a nuotare fra le corsie della Camalich e della Bastia».

Quale è il ricordo più bello che la lega a quelle vasche?

«Tutta la mia infanzia; non c’è un episodio in particolare. Sono orgoglioso di essere livornese ed essere nato agonisticamente a Livorno. In piscina, e grazie all’ambiente piscina, ho stretto fatto amicizie che continuano ad essere al centro della mia vita. Faccio una promessa: non appena riapriranno verrò per un paio di allenamenti».

A che età è entrato nelle piscine comunali?

«Nella vaschina didattica a 8 mesi, poi ho fatto tutta la trafila dalla scuola nuoto fino all’agonismo e agli Europei Juniores di Belgrado».

Cosa si augura per il futuro degli impianti livornesi?

«Adesso la priorità è la riapertura nel più breve tempo possibile per riconsegnare ai livornesi un bene necessario per una città che, ve lo assicuro, è invidiata a livello sportivo in ogni parte d’Italia e nel mondo. Il rapporto medaglie/bacino di utenza è qualcosa di più unico che raro».

Ci può spiegare cosa significa – e quanto è importante – il nuoto per i livornesi?

«Premesso che vantiamo una tradizione clamorosa, per me il nuoto è vita. E come lo è per me, lo è per molte altre persone, dai compagni di nazionale all’anziano che ogni santo giorno si alza per andare a farsi una nuotata. Nel mio piccolo, vado orgoglioso di poter esportare la livornesità nel mondo e continuerò a farlo a petto in fuori».

Durante le gare, quanto conta essere un nuotatore “livornese”?

«Ho un carattere goliardico e questo aspetto mi permette di divertirmi il triplo in acqua. Ecco, diciamo che il senso dell’umorismo consente di approcciarmi alla gara sempre con il sorriso sulle labbra e la giusta dose di serenità».

Gira voce che senza un vaccino anti Covid-19 le Olimpiadi continueranno ad essere a rischio. Cosa ne pensa?

«Le decisioni le prenderà chi di dovere, tuttavia da sportivo sostengo che si tratterebbe di uno smacco terribile. Mi alleno da 4 anni, che poi saranno 5, per migliorare i risultati di Rio 2016 e vedersi annullare i Giochi di Tokyo sarebbe un contraccolpo devastante. La salute va avanti a tutto, ma la speranza è quella di tornare presto alla normalità». 

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