Il Tirreno

Livorno

Lenzi rimanda al 2021 la mostra di Puccini, ma il 31 riapre il Museo “Livorno Progressiva”

Andrea Rocchi
Un autoritratto di Mario Puccini
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Un autoritratto di Mario Puccini

Il covid fa slittare il Centenario del Gruppo Labronico e la rassegna dedicata ad un artista del calibrò di Modì che restò confinato in città 

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LIVORNO. Simone Lenzi coltivava un progetto. Chiusa la mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” avrebbe voluto portare al Luogo Pio Mario Puccini. C’erano già contatti consolidati per due collezioni fiorentine poco conosciute. Il significato simbolico di questa rassegna, subito dopo le tele parigine di Dedo di Netter e Alexander, sarebbe stato imponente e devastante: Mario Puccini fu un pittore straordinario, curioso e tormentato che rappresentava la fine di una storia pittorica iniziata da Fattori.

Diversamente Modigliani era la novità, lo sperimentatore, l’artista fuori dagli schemi che abbandona Livorno perché gli sta stretta. Morirono entrambi nel 1920. Modi, a Parigi, nell’indifferenza o quasi degli artisti livornesi. Puccini, a Firenze, osannato come l’erede di Fattori (Romiti lo considerava l’unico vero erede). Un evento, quest’ultimo, che scosse i tanti amici pittori che frequentavano il cenacolo del Caffè Bardi a livorno e che segnò la nascita – a metà luglio – del Gruppo Labronico di cui oggi ricorre il centenario.

Un evento che Livorno avrebbe voluto celebrare in grande stile, nella cornice del Museo della Città. Ma che è costretta a rimandare al 2021 – come ha spiegato Lenzi al consiglio comunale - per dare un degno riconoscimento al movimento pittorico postmacchiaiolo. Raccontando Puccini, ieri, l’assessore alla cultura ha detto: «Mi piace ricordare le parole che su di lui disse De Grada. Se Puccini avesse avuto un più ampio orizzonte culturale, oggi sarebbe ricordato in Europa come Modigliani coma Van Gogh, tanto che un altro famoso critico lo definì un Van Ghog inconsapevole, se vuoi anche per le sue vicende umane perché Puccini ebbe una cocente delusione d’amore per cui fu ricoverato in ospedale per molti anni, un’esperienza che lo cambiò decisamente».

L’epidemia di covid, dicevamo, ha sconvolto il palinsesto degli eventi artistici programmati all’interno del museo. Puccini e il Gruppo Labronico avrebbero dovuto seguire, a ridosso, la mostra di Modigliani permettendo - come ha detto più volte ieri Lenzi - “di chiudere un cerchio”. «Peraltro Puccini e Modigliani sono indirettamente legati da un’amicizia comune e importante che fu quella di Oscar Ghiglia che di entrambi aveva pari stima». Il Museo della Città, tuttavia, riaprirà il 31 luglio con una mostra intitolata “Livorno progressiva” che ripercorre l’arte contemporanea che è passata da Livorno dal 1985 ai giorni nostri e questa mostra è possibile grazie alla generosità di gallerie livornesi come Peccolo, Giraldi, Guastalla ed altre. «Anche questa era una mostra che avevo in cuore di fare», ha detto Lenzi. Rassegna che avrà indubbiamente costi assai minori di quella pensata per Puccini ed il Gruppo Labronico, ma che arriva nei giorni in cui si riapre un museo “con uina serie di elementi di incertezza”. Da qui la decisione di rimandare Puccini al prossimo anno quando “la macchina sarà nuovamente rodata”, ha assicurato Lenzi. Garantendo che si farà “perché ce l’ho nel buzzo” - a testimoniare quanto tenga l’assessore a questo personaggio e alla scuola labronica cresciuta dopo la sua morte. «Fu davvero un artista straordinario, da un certo punto di vista il contraltare di Modigliani perché rimase qui nell’alveo della tradizione fattoriana».

Ed a proposito del Gruppo Labronico, qui Lenzi ha voluto ricomporre quella frattura e quel clima da “grande freddo” che si era instaurato fra i livornesi e il Modigliani francese. «Perché se è vero che Gino Romiti volle dare un’impronta fortemente labronica al gruppo durante la sua presidenza, ponendo il movimento nella scia della tradizione fattoriana e post macchiaiola, nel 1951 con l’entrata di Voltolino Fontani il Gruppo Labronico ricompose quella frattura con Modigliani che si era creata». Insomma dopo la pace fra Dedo e i livornesi, la riconciliazione dei postmacchiaioli con il genio “maledetto”. Nel nome di un altro artista geniale che si chiamava Mario Puccini. Ma ne riparleremo fra un anno.
 

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di Redazione web