Il Tirreno

Livorno

Don Paolo e l'emergenza adolescenti: «Dopo il lockdown, fra i ragazzi una frenesia malsana»

Monsignor Paolo Razzauti
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Monsignor Paolo Razzauti

Il prete livornese chiama in causa gli adulti: senza scuola né sport, i nostri giovani si sentono a briglie sciolte

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LIVORNO. «Sono in casa e “cerco” di leggere. Dalla finestra non odo un suono musicale ma lo “sgassare” di motorini; odo le voci  alterate di qualcuno che si è fatto una birra o qualcos'altro (…). Ragazzi e ragazze in gran parte minorenni che “corrono” in nome di una libertà ritrovata. Dopo mesi di “clausura in casa” ora sono liberi di "correre" e le famiglie lasciano andare: “poverini, hanno sofferto tanto”!». Parte da qui monsignor Paolo Razzauti, uno dei preti più conosciuti di Livorno, in un post che rimbalza sui social. Parla del cambiamento che ha notato in ragazzi e ragazze dopo la fine del lockdown: per mesi non hanno avuto scuola, e nemmeno parrocchia, palestre, squadre, sport. Tutto finito in quarantena, e ora l’esplosione di «una frenesia che non dà tregua».

Sono in casa e "cerco "di leggere. Dalla finestra non odo un suono musicale ma lo "sgassare" di motorini; odo le voci ...

Pubblicato da Paolo Razzauti su Lunedì 13 luglio 2020

Ma il settantacinquenne prete livornese chiama in causa più gli adulti che i ragazzi: «Siamo noi adulti che dobbiamo "recuperare" una situazione e ridare regole sane ai nostri giovani», dice nel post su Facebook. «La libertà non è una “sgassata” con la moto, non è una bottiglia da consumare, non è “scorrazzare” perchè siamo liberi». E aggiunge: «Iniziamo, noi adulti, a renderci responsabili, i genitori a far rientrare a casa i propri figli in orari decenti (magari aspettandoli sonnolenti sul divano), iniziamo da noi adulti a non dare colpe soltanto alle amministrazioni (che dovranno controllare maggiormente) ma a prendere in mano la situazione ed a far comprendere ai nostri giovani le loro responsabilità e, soprattutto, il valore dello stare insieme senza togliere la libertà ed il rispetto agli altri. Cominciamo a non permettere o far credere loro che "in fondo non c'è niente di male"! Rendiamoli responsabili. Allora al "suono dei motori" si potrà di nuovo ascoltare il suono delle stelle».

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