Gioco
Amadio davanti a Casalp «Si spendano i 15 milioni stanziati per gli alloggi»
LIVORNO
Un sit-in davanti a Casalp in difesa dei diritti degli assegnatari delle case popolari che si sentono abbandonati. Una delegazione di essi ha partecipato alla conferenza stampa indetta da Marcella Amadio ieri a pochi metri dall’ingresso principale dell’ente di viale Ippolito Nievo. Vengono da Corea, la Leccia, via Giordano Bruno, Shangai, ma anche dalla provincia. Venturina, Castagneto, Suvereto, Rosignano, fino all’isola d’Elba», attacca subito l’esponente di Fratelli d’Italia. Precisando che questi inquilini rappresentano uno spaccato tra i regolari assegnatari che hanno un canone stabilito e poi ne pagano uno parecchio superiore, «da 100-140 euro, arrivano a 400, ma anche fino a 500 senza avere spiegazioni delle varie voci, benché siano state ripetutamente richieste e alla faccia della trasparenza».
Problemi abitativi dei più diversi. «Casalp il 26 giugno scorso ha dichiarato di aver stanziato 15 milioni per l’edilizia pubblica, divisi tra ristrutturazione, manutenzione e la costruzione di alloggi, che li spendano subito e non si riduca tutto a mera propaganda politica».
Amadio ripercorre alcune tappe del suo tour in alcuni appartamenti. «Una situazione allucinante. Umidità, topi nelle intercapedini dei muri in Corea nella case di recente costruzione. Lavori promessi, ma ancora non partiti. In compenso, Casalp invece di fare un lavoro strutturale, mette le trappole per ratti». E riprende anche l’argomento dell’ascensore in via Guadalajara che costringe tutti a maggiori disagi e che rappresenta per i tre disabili la condanna a non poter uscire di casa. «Non solo riguardo l’assistenza su una scheda elettronica che sembra sia stata recentemente tolta perché a volte leggeva male il piano al quale andare, ma qui c’è chi ha dovuto, fra i residenti, chiamare i pompieri temendo che qualcuno fosse rimasto dentro. E quelli che hanno attualmente l’appalto non si palesavano. Tutte cose raccontate da testimoni e che possono essere ripetute in ogni sede».
Poi c’è chi aspetta casa (ed è in graduatoria): una famiglia monoreddito con 1.300 euro al mese, marito, moglie e due figli. «Costretti a pagare 600 euro al mese in Coteto, non hanno avuto accesso al reddito di cittadinanza, hanno dieci punti in graduatoria, il marito forse andrà in cassa integrazione e già da tempo fruiscono dell’aiuto di amici e familiari. In compenso i tunisini, sfondano e tutto va bene…».
FLAVIO LOMBARDI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
