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Tutti a bordo sulla nave dell’accoglienza: «Per non dimenticare le leggi livornine» - Video
Il messaggio dell’arte: presentata l’opera del maestro Vinciguerra, grande esempio di arte civica, che ha voluto ricordare la tragedia dei migranti
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LIVORNO. «Perché si imbarcano in condizioni disperate ? Perché rischiano di morire inghiottiti da quel mare cui hanno affidato la loro unica speranza? Che cosa lasciano alle loro spalle?». Sono le domande che l’attore Gianni Guerrieri pone ai presenti prima di cominciare la lettura di terribili testimonianze dei sopravvissuti al viaggio più difficile. “Vengo da lontano - scriveva un ragazzo -. Da un paese, il mio, devastato da morte e distruzione. Ho lasciato mio padre, mia madre coi suoi cinque figli, che sono i miei fratelli. Bocche disperate che chiedevano cibo e acqua . Per camminare sulla sabbia rovente dei deserti. Sono stato in orride prigioni, pensando tanto alla morte. Ma era la vita che mi voleva con se. Sono finito in mare, la barca capovolta, mani aggrappate al nulla, urla angosce, pianti disperati, in mezzo a quei corpi ho trovato la mia salvezza”.
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Emozioni che concludono il pomeriggio della presentazione dell’opera “Inveni portum”, realizzata dal maestro Antonio Vinciguerra: istallazione “povera” che rappresenta una nave con la prua verso un approdo sicuro. L'evento è in piazza del Pamiglione, a due passi dal porto di Livorno. «Il punto di partenza - spiega Vinciguerra - è quello salvifico, Questo per essere coerente con Livorno, e le sue leggi livornine. Mantenere questo carattere, quest’aspetto socializzante è fondamentale. Oltre chiaramente al dramma dei migranti che mi ha colpito in un modo incredibile»
Tanti gli interventi che si susseguono, uno dopo l’altro, affrontando la tematica da angolazioni differenti, coordinati dal presidente nazionale Annpia, Spartaco Geppetti. Professori come Emanuele Rossi, storici dell’arte, religiosi cone suor Raffaella Spiezio. Ci sono anche l’assessore Andrea Raspanti, e il consigliere regionale Francesco Gazzetti. Intenso e accorato il contributo del giornalista Luigi Vicinanza, già direttore de Il Tirreno. «Stiamo assistendo ad un varo - afferma- , di una nave di speranza, di pace, di libertà. E come tutti i vari è un momento di festa. Parliamo di arte civica , in quanto non solo espressione del talento, dell’ estro di Antonio Vinciguerra, ma interpreta i sentimenti di molti di noi. E dietro c’è parecchio lavoro di preziosi collaboratori. Qualcuno nelle ultime ore, in cerca di visibilità elettorale, ha detto che l’antifascismo non esiste: no amici, dove c’è un sopruso, un’ingiustizia , un attentato alla libertà sappiamo che ci sarà sempre un antifascista che sia alza e dice io non ci sto. E con lui ci sarà un popolo di antifascisti che dirà no alle ingiustizie. Questa nave è un perfetto simbolo di questa città aperta e ospitale. Io che non sono livornese mi sento orgoglioso di essere livornese».
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Vinciguerra si avvicina alla sua nave, con pennello e tinta bianca ne scrive il nome sui fianchi e issa la bandiera della pace. Alessandro Guarducci, capocronista del nostro giornale, si sofferma sull’importanza dei contenuti. «Valori forti, valori condivisi, che dobbiamo sempre tutelare con impegno. Di questa opera vediamo la bellezza, certo, ma va oltre, parla di un messaggio importante. Le nostre origini, le Livornine, la Costituzione, non devono essere solo chiacchiere imparate a mente: sono argomenti che vanno riempiti di contenuti , altrimenti hanno un significato archeologico».
Poi è la volta di Renzo Bacci, presidente provinciale Annpia, associazione al fianco dell’artista nell’iniziativa. «Un impegno considerevole per noi. Lavoriamo da settembre e ci auguriamo che rimanga come patrimonio di tutti. La prua indica il porto che i migranti vorrebbero raggiungere, ma che in troppi purtroppo non raggiungono affogando nel profondo del mare». Altre emozioni quando il musicista Neno Vinciguerra, suona e canta il suo brano “Senza confini”. La prossima tappa di questa imbarcazione, potrebbe essere Roma, piazza san Pietro, davanti al Papa.
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